Laura Mancinelli.
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I colori del cuore.
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2005 Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Gerard, apprendista scrivano nell'officina del mercante Manesse di Zurigo, ha davanti a s un futuro glorioso: diventer forse uno dei miniatori pi bravi di tutti i tempi. Ma dietro di s ha un passato oscuro e tormentato, che  al centro di questo romanzo: i suoi genitori infatti nascondono da sempre un segreto.
Suo padre, Adam,  a capo di uno stuolo di banditi e protegge, insieme alla moglie, un Ricetto per donne in fuga che i lettori di Biglietto d'amore hanno gi conosciuto. Ma vent'anni prima Adam era un altro uomo: il pi potente nobile di quei territori. Accusato ingiustamente di parricidio dal perfido fratello Mangolt, perse da un giorno all'altro titolo e feudo e fu costretto a un'esistenza raminga e fuorilegge.
Anche Edburga, la madre di Gerard, ha alle spalle una triste vicenda di sopraffazione. Gerard  stato tenuto per anni all'oscuro di tutto: ma quando la verit verr a galla in modo drammatico, gli eventi precipiteranno e il romanzo avr propriamente inizio.
Da quel momento si susseguiranno senza sosta colpi di scena, avventure, intrighi, travestimenti: un mirabolante e pirotecnico apparato messo in scena per contrastare i disegni di Mangolt, che regna indisturbato vessando una schiera di contadini e di schiavi.
Alla fine, quando l'ordine sar ristabilito, ognuno far le sue scelte. Forse dalle rovine fumanti di un castello potr nascere un piccolo borgo destinato a incarnare uno dei primi moderni nuclei cittadini. E forse, seguendo i colori del cuore, i sogni dell'arte trionferanno su tutto.
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L'AUTRICE.
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Laura Mancinelli (Udine 18 dicembre 1933, Torino 7 luglio 2006), dopo un soggiorno di quattro anni a Rovereto dove visse la prima infanzia, la famiglia si trasfer a Torino.  
Figlia di un impiegato della Banca dItalia e di una insegnante di matematica delle Superiori, consegu la maturit al liceo classico "Cavour" di Torino. 
All'Universit di Torino, dove conobbe Claudio Magris, studi letteratura tedesca con il professor Leonello Vincenti. 
Si laure nel 1956 in lettere moderne con una tesi dal titolo Conrad Ferdinand Meyer, poeta epico lirico. Negli anni seguenti il dottorato insegn per tredici anni nella scuola media, continuando sempre a interessarsi e a lavorare sulla cultura tedesca medievale. Negli anni settanta lasci la scuola media per insegnare filologia germanica all'Universit di Sassari, dove conobbe il collega ispanista Cesare Acutis. A Sassari si ferm due anni poi, chiamata a Venezia dal germanista Ladislao Mittner, nel 1976 ottenne la cattedra di storia della lingua tedesca all'Universit Ca' Foscari. Nellanno accademico 1980-1981 fece ritorno a Torino e alla sua cattedra di filologia germanica che tenne fino al 1994. 
E' stata una germanista, medievista, traduttrice e scrittrice italiana, ha scritto numerosi saggi di storia medievale e romanzi storici. 
Ha pubblicato presso Einaudi Il messaggio razionale dell'avanguardia, I dodici abati di Challant, Il fantasma di Mozart, Il miracolo di santa Odilia, Gli occhi
dell'imperatore, I tre cavalieri del Graal, Raskolnikov, Il mistero della sedia a rotelle, Killer presunto e Persecuzione infernale, (questi ultimi costituendo tre episodi dei Casi del capitano Flores), Il principe scalzo.
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I colori del cuore.
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Indice.
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1. Gerard, un ragazzo felice.
2. Storia del ragazzo felice.
3. Idillio.
4. In viaggio.
5. La zuppetta d'orzo.
6. Verso il Ricetto.
7. Triste accoglienza.
8. Storia di Adam.
9. Propositi di vendetta.
10. Il racconto di Edgar.
11. La fuggiasca.
12. Una verit inquietante.
13. Edgar, la volpe.
14. I due gobbetti.
15. Il complotto.
16. Trionfo dell'infamia.
17- Missione compiuta.
18. Il conte Robert.
19. I dubbi del conte Robert.
20. Nello studiolo di Edburga.
21. L'avvenimento imprevisto.
22. Altro arrivo imprevisto.
23. Betto e Bettina.
24. Incontro nella foresta.
25. Nuovo ordinamento di vita al Ricetto.
26. Nella locanda della signora Blum.
27. Ritorno a casa Manesse.
28. Qualche tempo dopo.
29. Incontro nella locanda.
30. Verso Zurigo.
31. Davanti al camino.
32. Nell'officina di messer Manesse.
33. Gerard, il miniatore.
Nota storica.
Nota bibliografica.
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Fine Indice.
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CAPITOLO 1.
GERARD, UN RAGAZZO FELICE 
Hallalf mon ami,
Hallalf mon Morin
cantava il giovane cavalcando allegro il suo bel puledro
moro. Girava in tondo nel breve spazio erboso tra
la casa dei Manesse e l'officina, un edificio basso e lungo
con grandi aperture su due lati, meridione e occidente,
da dove la luce si spandeva per tutta la sala.
- Fermati, Gerard! Che idea  questa di montare
senza sella n finimenti? Come un selvaggio!
Il giovane che era stato chiamato a gran voce fece
ancora due giri e, con uno schiocco di frusta in aria, si
ferm davanti a colui che gli aveva rivolto la parola
tanto imperiosamente. In un balzo fu a terra e, guardando
l'altro con volto ridente, disse:
-  il mio turno di riposo e voi sapete bene che non
mi piace stare seduto al sole sulla panca a fare pettegolezzi
con gli altri apprendisti. Preferisco la compagnia
del mio cavallo, e i colori del mondo accesi dal sole -.
E cos dicendo carezzava il collo e lisciava la bella
criniera lucente del suo puledro.
Guilbert, poich tale era il nome di colui che lo aveva
redarguito, sorrise benevolo:
- Guarda che  tutto sudato. Portalo nella stalla,
asciugalo bene e mettigli la sua coperta sul dorso. Poi
raggiungi i tuoi compagni al lavoro.
L'officina era in quel momento tutta inondata dalla
luce del sole che entrava dalle grandi finestre a volta,
ancora aperte perch la stagione lo permetteva. Pi
tardi sarebbero state chiuse con assi di legno, e il lavoro
si sarebbe svolto alla luce dei lumi a olio.
Cinque scrivani erano seduti nei loro seggi davanti
a un piano inclinato su cui stavano modello e copia,
uno accanto all'altro. I giovani erano intenti a trascrivere
su belle pergamene nuove, bianche e lisce, testi
poetici dall'originale, che rivelava scrittura affrettata
e conservazione difettosa. Erano i testi raccolti da
Johannes Hadlaub nel suo lungo e avventuroso viaggio
per monasteri e castelli in compagnia del cacciatore
Guilbert. Giunti a destinazione nella dimora di messer
Rudiger Manesse, venivano ora copiati con ogni
agio e tranquillit per essere poi raccolti in un unico
grande manoscritto.
Lo stesso Hadlaub sorvegliava gli scrivani girando
tra gli scanni, avvertendo quando scopriva un errore
di ortografia o una lettera poco chiara o addirittura
una macchia. Allora insegnava come cancellarla col raschietto,
leggermente, senza rovinare la pergamena,
togliendo solo l'inchiostro, in modo che vi si potesse
riscrivere sopra. Ai pi giovani mostrava come si affilano
le penne d'oca e come s'intingono nell'inchiostro,
solo con un lieve tocco della punta, si che non s'imbevano
troppo e rilascino poi il liquido in segni spessi
o addirittura in orribili macchie.
Il lavoro procedeva nel silenzio pi assoluto, rotto
soltanto dallo scricchiolio delle penne sulla pergamena.
Il sole d'aprile illuminava le teste degli scrivani chini
sulla loro fatica preziosa e quieta, come aveva insegnato
il maestro consapevole che quella scrittura doveva
superare secoli e forse millenni.
La grande impresa voluta dal mercante Manesse stava
procedendo secondo le sue migliori speranze, ed egli
era gi alla ricerca di buoni miniatori che illustrassero
un'intera pagina per ogni poeta, non gi con un ritratto,
perch le fattezze dei poeti non erano note, ma
con un'immagine che alludesse al loro stato sociale, alle
armi dello stemma se erano nobili, a una scena della
vita di corte o della vita privata che si potesse desumere
dal testo delle poesie.
Il padrone comparve silenzioso nello studio vestito
di un lungo abito in velluto scuro, e chiam con un
cenno Hadlaub:
- Quanti rotoli di pergamena rimangono?
- Pochi, signore, - rispose il giovane. - Credo che
sar opportuno rinnovare la provvista prima che finiscano.
Gli scrivani hanno imparato bene il loro mestiere
e ora procedono spediti, quasi senza fare errori.
- Provvedete voi, Hadlaub, all'acquisto. Fate comperare
tutte quelle che Guilbert trover da madonna
Edburga, e ditegli di controllare che siano perfette.
- Posso permettermi di farlo accompagnare dal giovane
Gerard, che potr cos rivedere i suoi genitori?
- Certo. Siete soddisfatto del suo lavoro?
- Molto.  stato uno dei primi a imparare a fare caratteri
limpidi e belli. Forse sente la presenza della madre
in quelle pergamene che vengono dal suo laboratorio
e che le donne del Ricetto hanno imparato a lisciare
e sbiancare alla perfezione.
Il vecchio ebbe un sorriso indulgente:
- Siete proprio un poeta, Hadlaub, un incorreggibile
poeta. Poco fa, nell'intervallo del lavoro, ho visto
quel ragazzo cavalcare come un selvaggio, senza sella
n finimenti. Sembrava molto felice. Ma questo non
si addice a un giovane di cultura...
- Si sfogher nella cavalcata fino alla casa di sua madre,
a due giornate di viaggio.  un ragazzo assai vivace
e animoso. Quando accompagna Guilbert a caccia
gli  di grande aiuto per la sua precisione nel tirare
con l'arco. Sono sicuro che questo viaggio sazier la
sua sete di movimento e avventura.
- Certo gli far anche bene rivedere i suoi genitori.
Ad ogni modo, date disposizioni per le pergamene. Ho
notato una grande differenza tra quelle che vi avevano
dato quando partiste dalla loro casa e quelle che ci
hanno mandato l'ultima volta per mezzo di Guilbert
e Gerard. Sono davvero tra le pi belle che abbia mai
visto.
- S, l'ho notato anch'io. Dev'essere l'insegnamento
di una giovane monaca fuggita da un vicino convento
e rifugiatasi l. Quel convento  famoso per la
produzione di pergamene di ottima qualit.
- Molto bene. Fornite Guilbert di quanto ritenete
utile a quelle signore nonch del denaro necessario per
l'acquisto.
 
CAPITOLO 2.
STORIA DEL RAGAZZO FELICE.

I cavalli scalpitavano nell'aria ancor fredda del mattino,
ma una striscia rosa sul lago prometteva una bella
giornata serena. Messer Manesse e Hadlaub si erano
levati di buon'ora per salutare i partenti.
- Siate prudenti, figliuoli, e che Dio vi protegga, -
fu il commiato del vecchio.
Hadlaub baci commosso il giovinetto Gerard e rispose
con un sorriso alla strizzatina d'occhio di Guilbert.
Sapeva che cosa significava quel rapido cenno,
che il padrone non colse. Lo colse Gerard, e arross.
Non era la prima volta che i due cavalieri si spingevano
nelle loro battute di caccia fino alla locanda della
signora Blum, dove sempre venivano accolti come
ospiti graditissimi, e uno di loro se ne partiva con il vivo
ricordo di un caldo bacio furtivo.
Mentre i due si allontanavano al galoppo per riscaldare
i muscoli loro e dei cavalli, il poeta riaccompagnava
in casa il vecchio sottraendolo al freddo dell'aurora,
e insieme sedevano accanto alla grande stufa di
maiolica ancora accesa.
- Quel giovane Gerard mi pare troppo vivace per
fare l'amanuense. Non credete anche voi, Hadlaub?
L'interpellato sorrise sorseggiando il vino caldo che
era stato portato dalla cucina.
- Quel ragazzo  stato allevato in convento per ragioni
familiari, ma nelle sue vene scorre sangue nobile
di cavaliere.
Il vecchio tacque, a lungo pensoso, poi disse:
- Siamo qui soli, io e voi, Hadlaub. Vi prometto che
non divulgher in alcun modo quanto mi direte. Dal
primo istante che ho visto quel giovane ho notato qualcosa
che non saprei spiegare. Leggo in lui molto pi di
una bella e ardente giovinezza. Vorrei sapere che cosa
nasconde dietro il suo sguardo fiero e affascinante.
Se raccontare non vi spiace e non pu nuocere al giovinetto,
naturalmente.
Hadlaub lev al volto del vecchio gli occhi fatti d'un
tratto cupi:
- Avete visto giusto, padre. Dietro quel viso sereno
stanno non una, ma due tragiche vicende, che egli
tuttavia non conosce. La storia di violenza che ha colpito
la madre, e quella, meno sanguinosa forse, ma di
grave ingiustizia, che ha travolto la vita del padre. 
figlio di due persone le pi degne e sventurate che abbia
mai conosciuto, le quali tuttavia hanno saputo accettare
la loro condizione di reietti della societ e costruire
una realt positiva. Dal male subito, senza nessuna
colpa da parte loro, hanno tratto del bene per s
e per gli altri. Ma la storia che vi racconter  molto
triste. Non credete che vi causer dolore e pena?
- Figliuolo, sono abbastanza vecchio per aver conosciuto
l'ingiustizia, per sapere che anch'io me ne sono
reso colpevole, purtroppo persino nei vostri riguardi.
Appena  stato possibile ho cercato di riparare
dando a mia nipote il suo vero padre. Voi siete felice
con Lisi e la vostra figlioletta, vero?
- Immensamente felice. E la gioia che giunge insperata
dopo lunga sofferenza  tanto pi gradita perch
affonda le radici in un animo esperto del dolore.
- Ne sono consolato. E ora, nell'attesa che trascorra
questo spazio di tempo che ci separa dal lavoro
dell'officina, volete raccontarmi quello che credete opportuno
del giovane Gerard?
- Volentieri. Vi dicevo che tanto il padre che la madre
hanno alle spalle una tragica storia d'ingiustizia e
violenza. La madre, la nobile Edburga, della quale avete
gi udito parlare, vide decapitare il paggio di cui era
segretamente innamorata proprio da colui che avrebbe
dovuto diventare il suo sposo, perch a lui era stata
promessa fin dal momento della nascita dai suoi genitori.
Quel signore violento e crudele insegu i due
fanciulli in fuga, inermi e disperati, con una schiera di
sua gente armata, li raggiunse e, preso il paggio per i
capelli dall'alto del cavallo, gli tronc il capo.
- Un'esperienza orribile... - intervenne il vecchio.
- Fu salvata da analoga sorte, o comunque da una
vita coniugale da schiava, da un bandito di nome
Adam che, con i suoi uomini armati di asce e coltelli,
mise in fuga il nobile ribaldo, forte solo della possente
armatura e della spada affilata. E della sua grande
arroganza. Questa storia mi fu raccontata da Edburga
stessa, che con l'aiuto degli uomini della foresta costru
il Ricetto e in seguito vi accolse altre donne di
varia estrazione, ma tutte accomunate da simili ingiustizie,
persone che non avevano un posto nella societ
definita civile.
- Avete ragione, Hadlaub. Noi chiamiamo civile
quello che appare tale, ma l'apparenza nasconde spesso
grandi orrori E qui il vecchio emise un profondo
sospiro.
- La storia di Adam  di altra natura. Adam non 
il suo vero nome. L'ha assunto quando, vittima di un
sopruso, fu accusato di parricidio dal fratello, il vero
assassino, perch fosse privato del titolo e del feudo
che spettavano a lui in quanto primogenito. Per sottrarsi
a un'ingiusta condanna fugg abbandonando castello
e beni, e si rifugi nella foresta diventando bandito.
Neppure io conosco il suo vero nome e il casato.
So che  di nobilissima famiglia potente, della quale
era legittimo erede secondo il diritto franco. Di tutto
questo  stato spogliato, e costretto a vivere nella foresta
con altri reietti come lui.
- E non ha cercato di far valere i suoi diritti? Ci
sar pur stato qualche testimone del delitto...
- Morirono tutti nel giro di pochi giorni: incidenti
di caccia, avvelenamenti, qualcuno spar senza lasciare
traccia. Coloro che erano a conoscenza dell'assassinio,
o addirittura avevano collaborato a realizzarlo
comprati dall'oro del padrone, non testimonierebbero
mai a favore di Adam. D'altra parte sono passati
quasi vent'anni da quel giorno maledetto, e neppure
allora fu fatta qualche indagine. Il fratello minore in
quei giorni era - o cos fece credere - in viaggio con i
suoi uomini, e nel castello erano presenti solo Adam e
la servit. Nessuno si accorse di niente. Il vecchio signore
era vedovo e dormiva solo. Il suo scudiero secondo
l'uso antico dormiva fuori dalla stanza dietro
la porta: fu trovato ucciso di coltello con un unico
profondo taglio alla gola. Il signore giaceva morto nel
suo letto, probabilmente avvelenato. Li scopr un servitore
che, come tutte le mattine, andava a portare una
tazza di vino caldo al suo padrone.
- Che delitto orrendo! C'era per caso qualcuno tra
gli armigeri che fosse stato in Oriente, alle crociate?
Quel taglio netto alla gola, che recide in un sol colpo
la grande vena del collo,  tipico degli orientali.
- Non lo so. Quasi certamente il sicario che ha ucciso
per ordine del fratello di Adam  stato a sua volta
ammazzato perch non potesse tradire il mandante.
Quando vide lo scempio, Adam si gett sul corpo
del padre abbracciandolo, ma subito i servi fedeli lo
allontanarono e lo spinsero alla fuga. Sarebbe stato imprigionato
e ritenuto colpevole perch tutti sapevano
che il fratello minore era lontano, o almeno lui aveva
fatto credere che cos fosse, diffondendo la notizia della
sua partenza. Quando riapparve mostr grande cordoglio
per la morte del padre e subito indic quale colpevole
il fratello maggiore.
- Ma Adam non avrebbe avuto nessun motivo di
uccidere il padre. Secondo la legge franca, ancora in
uso nelle famiglie della grande nobilt, sarebbe stato
l'unico erede.
- Signore, una mente perversa avrebbe potuto inventare
mille motivi per giustificare una cosa del genere:
per esempio un dissidio tra padre e figlio a causa
di un amore non gradito al genitore...
-  vero, - ammise il vecchio, -  accaduto pi di
una volta che il primogenito sia stato privato dei suoi
diritti per una donna non ben accetta al genitore... Ma
se cos fosse stato qualcuno tra i servi lo avrebbe saputo.
- Non so. Non si parl di nulla. L'accusa del fratello
minore fu senz'altro ritenuta attendibile. E lui,
trovandosi fuori del territorio, non fu sospettato. Invece
probabilmente era nascosto nei pressi... O pu
aver agito per mezzo di un sicario.
- Forse  accaduto come dite voi, Hadlaub, - sospir
il vecchio Manesse. - Un delitto ben architettato,
un groviglio difficile da districare, soprattutto per
un innocente costretto a farsi bandito. Mi dispiace di
essere stato causa per voi di rinnovare questi ricordi
terribili. Ma ora andate a vedere la vostra piccola che
vi rallegrer l'animo con il suo sorriso. La troverete in
giardino con Lisi, perch il sole  gi abbastanza alto
e scalda l'aria di questo inizio di primavera. Andate,
andate a godere i doni gentili della natura.
- Vi ringrazio, padre -. E con un rapido inchino
Hadlaub usc dalla stanza.
 
CAPITOLO 3.
IDILLIO.

La bimba muoveva i primi passi tenuta per mano
dalla mamma e dalla nutrice. Il suo vestitino rosso brill
come un fiore agli occhi del padre che le corse incontro
e la sollev tra le braccia fino ad accostare volto
a volto. Tutta ridente la piccola afferr le orecchie
del padre e le tir con tutte le sue forze: l'uomo ne fu
commosso fino in fondo al cuore.
- Mia piccola Nontiscordar, mio uccellino dorato! -
e i riccetti color lino di lei si fusero con i capelli biondi
del padre.
Si sedettero su una panca al sole, lui con la figlioletta
in grembo, accanto alla madre, mentre la nutrice
si allontanava per discrezione. Giocando con i bottoni
dorati della giubba del padre, pian piano la bimba
si addorment nella calda culla delle braccia, e i due
sposi si guardarono negli occhi per leggere ognuno i
pensieri dell'altro.
- Lisi, ricordi quanta disperazione avevamo nel cuore
quando sono dovuto partire senza neppure poterti
dire addio, abbracciarti e rassicurarti del mio amore,
dirti che sarei sempre stato il tuo innamorato fedele...
E tu restavi sola con la tua pena, e avresti potuto anche
dubitare di me...
- Ho dubitato, Hadlaub, lo confesso. Anche se sapevo
bene che eravamo stati messi nell'impossibilit
di parlarci, scambiarci una promessa, da quel giorno
infausto in cui la mia cameriera aveva scoperto il tuo
biglietto e l'aveva consegnato a mio padre. I genitori
sanno essere crudeli, forse per troppo amore. Sono stati
momenti terribili, non voglio neppure ricordarli. Ma
poi mi sono accorta che ero gravida e ho sentito l'animo
riempirsi di coraggio.
- Povera piccola! Io andavo sempre pi lontano seguendo
l'itinerario prescrittomi da tuo padre, senza
sapere nulla di te...
- Hadlaub, questa minuscola vita che portavo in me
ha trasformato la timida fanciulla in una donna coraggiosa.
Mi ha dato la forza di affrontare i miei genitori.
Era vero. La piccola Lisi, che non alzava neppure
gli occhi di fronte a padre e madre, aveva sentito crescere
nel suo giovane corpo la forza di una madre. Invece
di presentarsi in lacrime implorando perdono,
chiese udienza per comunicare un avvenimento molto
importante. Con loro grande sorpresa, i due genitori
si trovarono di fronte non la fanciulla sottomessa di
sempre, ma una donna serena che annunci di attendere
un figlio dall'uomo che amava, e di non voler rinunciare
n al nascituro n al padre. Decidessero loro
secondo buon senso e giustizia.
Guardarono la figliola come se non l'avessero mai
conosciuta: e in realt era un'altra persona quella che
stava loro innanzi. Passata la sorpresa, chiesero qualche
giorno di tempo per trovare una soluzione onorevole
per tutti. Infine le proposero di accettare come
sposo un signore rispettabile, un vecchio notaio vedovo
e malaticcio. Sarebbe stato un matrimonio di sola
apparenza per salvare l'onore suo e della famiglia. Lisi
accett. Avrebbe potuto partorire nella sua casa e
assicurare al neonato tutta l'assistenza di cui aveva bisogno.
Questo le bastava, come al vecchio notaio bastava
avere un posto dignitoso in una famiglia che lo
rispettava e si prendeva cura di lui negli ultimi mesi di
vita.
Tra i fiori e il primo tiepido sole di primavera Hadlaub
prese la mano di Lisi e la baci.
- Sapessi quante volte avrei voluto assicurarti del
mio amore, farti certa che non ti avrei mai dimenticata...
Ma le missive che mandavo a tuo padre passavano
attraverso il vaglio dell'abate del monastero in cui
mi trovavo e avevano bisogno del suo sigillo. Altro modo
di comunicare non esiste.
- Io ero contenta quando arrivava una tua lettera,
perch sapevo che eri vivo, stavi bene e procedevi nel
tuo lavoro. Sapevo quanta soddisfazione te ne veniva,
quante persone importanti conoscevi, contrade
nuove... ed ero felice che il mio uomo crescesse attraverso
queste esperienze, mentre io crescevo con la
vita che maturava in me e sentivo muovere nel mio
grembo...
- E la mancanza del tuo innamorato?
- Certo che la sentivo, soprattutto quando torn la
bella stagione e il giardino si riemp di fiori e l'aria tiepida
invitava a passeggiare nel nostro boschetto e a fare
l'amore tra i cespugli...
- Lisi, - mormor il poeta abbracciandola, - anche
adesso  primavera e l'aria  tiepida. La bimba dorme
tranquilla nella sua culla...
Cos dicendo sollevava la sposa tra le braccia e la
portava in un folto di teneri salici. E a lei si univa in
un lungo e dolcissimo amplesso. N li turbava lo stormire
delle fronde leggere, n il chiacchiericcio delle
cince appostate sui rami pi alti per meglio osservare
e commentare nel loro linguaggio incompreso. N lo
sguardo stupito delle quaglie nascoste nella pi bassa
verzura.
In quel luogo, dove solo i fiori spezzati e l'erba piegata
dal peso dei corpi avrebbero potuto testimoniare
dell'avvenimento, si comp tra gli sposi il rito che era
stato negato agli amanti innamorati.

 CAPITOLO 4.
IN VIAGGIO.

- Ehi, giovanotto! Ti spiace trattenere il tuo Morin
a un'andatura meno focosa? Di questo passo ti muore
tra le gambe prima di arrivare alla dimora della tua bella.
Che un tempo era la mia, nel caso l'avessi dimenticato
E poi, come brontolando tra s: - Vorrei proprio
sapere chi ti ha insegnato a rubare le fidanzate
agli amici pi vecchi.
E Gerard, che pur nella foga della galoppata aveva
udito l'ultima frase, rise allegramente:
- La vera ragione l'avete detta voi, Guilbert. Siete
troppo vecchio per lei: non vedete che  ancora una
bambina?
- E sta bene con gli altri bambini, - comment stizzito
il cacciatore -. Poi part al galoppo quasi a voler
dimostrare che era ancora abbastanza forte da gareggiare
con lui.
L'altro accett la sfida e i due cavalcarono a briglia
sciolta facendo schioccare le fruste nell'aria in segno
d'allegria. Arriv primo il cacciatore, alla locanda della
vedova Blum, e trov nell'aia la fanciulla Gretel che
gli rivolse uno sguardo interrogativo senza nulla dire.
Guilbert cap il significato di quella muta domanda e
la tranquillizz:
- Calma, Gretel. Il tuo amoroso sta arrivando. Ha
voluto gareggiare con me e naturalmente  stato battuto.
Senti questo rumore di frasche? Dev'essere finito
in un folto di rovi. Prepara filacce perch i rovi
sono piuttosto spinosi e graffiano.
In quel momento comparve Gerard, il bel volto segnato
dagli arbusti e qualche goccia di sangue sulla camicia
immacolata. Si avvicin mogio mogio in silenzio
mentre la ragazza gli correva incontro e l'abbracciava,
alzandosi sulle punte dei piedi. Il cacciatore si
godeva la scenetta soddisfatto, e nello stesso tempo un
po' invidioso.
- Povero Gerard! Che cosa ti  successo? - si preoccup
la fanciulla, toccandosi il corsetto macchiato del
sangue di Gerard.
- Te lo dir io, - intervenne Guilbert. - Il signorino
si  permesso d'insinuare che sono vecchio, e io ho
voluto dimostrargli che non  vero. Abbiamo fatto una
gara al galoppo, e queste sono le conseguenze.
- Voi avete preso un sentiero che non conoscevo e
io sono finito in quella maledetta macchia di rovi. Come
mai voi l'avete evitata?
- Perch conoscevo il sentiero, - rispose laconico il
cacciatore sfilandosi i guanti e scendendo da cavallo.
Venne la signora Blum, e guard la figlia che cercava
di medicare i graffi del viso di Gerard succhiandone
il sangue in avidi baci. Cap quello che era accaduto
e scoppi in una risata:
- Via, via, Gretel! Il tuo giovanotto non soffrir
molto per qualche graffietto! Soprattutto con la tua
cura. Ora basta. Sappiamo tutti che la saliva impedisce
le infezioni, ma l'hai medicato anche troppo. Facciamo
accomodare i nostri ospiti e serviamo loro birra
fresca e quel che abbiamo in dispensa. Benvenuti,
signori, scusate se non vi ho salutato subito come avrei
dovuto.
- Ben trovata, signora Blum, - rispose Guilbert
conducendo il suo cavallo e quello di Gerard alla stalla.
- Mi prendo cura io delle cavalcature perch vedo
che vostra figlia ha altro da fare. Ditele che offra al
suo amico un catino d'acqua fredda per non far ristagnare
il sangue. Vi raggiunger appena avr asciugato
e coperto i cavalli.
Quando Guilbert entr nella locanda trov la signora
Blum intenta a disporre sulla tavola bicchieri di
peltro accanto a una caraffa e a un piatto di salsicce
affumicate. Gretel, tutta presa dalla sua funzione d'infermiera,
stava applicando pezzuole candide intrise
d'acqua fredda sul viso di Gerard che ne era interamente
ricoperto.
- Brava, Gretel! Hai fatto del tuo amico un vero fantasma.
Ora cerca di togliere qualche pezzuola affinch
possa mangiare e bere. Non pensi che abbia sete?
Gretel gli rivolse un'occhiata feroce:
- Avreste fatto meglio a curarvi di lui invece di abbandonarlo
alle insidie della foresta.
Guilbert, che stava gi mangiando e bevendo di gusto,
rispose:
- Non credevo che avesse ancora bisogno della balia
come Nontiscordar!
Sentendo nominare la figlioletta di Hadlaub, che
tutti chiamavano Nontiscordar perch il nome che la
madre aveva voluto darle in assenza del padre, Nontiscordardim,
era troppo lungo, la signora Blum si commosse
e, sedutasi di fianco a Guilbert, s'inform
premurosamente della salute della bambina e dei suoi
progressi nel mondo delle piccole creature dell'uomo.
Il cacciatore rispondeva con l'entusiasmo di chi sa
guardare affettuosamente anche le minime cose della
vita altrui. Intanto di fronte a loro Gerard cominciava
a togliersi qualche pezzuola dal volto, i graffi apparivano
puliti e asciutti, mentre gli occhi vagavano
affamati sui cibi disposti sul tavolo.
- Non puoi ancora mangiare, Gerard. Masticando
si riaprirebbero tutte le ferite, - comment sarcastico
Guilbert. - Accontentati di guardare: si dice che l'immaginazione
possa essere tanto potente da sostituire
la realt -. E cos dicendo si cacciava in bocca un gran
pezzo di salsiccia cui faceva seguire un lungo sorso di
birra.
La povera vittima non resistette alla tentazione, si
tolse la pezzuola che dalla guancia scendeva fino al labbro
inferiore e bevve un piccolo sorso. Poi, visto che
il graffio non sanguinava, infil in bocca un pezzetto
di salsiccia e sorrise soddisfatto. La crisi era superata,
anche se Gretel continuava a lanciare occhiate feroci
al cacciatore per fargli capire che non l'aveva perdonato
del brutto scherzo giocato al suo amico.
- Come ti senti? Hai molto male? - gli chiedeva
ogni tanto con eccessiva sollecitudine.
Guilbert si indispett:
- Guarda, piccola, che sono solo graffietti.
- Ma ha perso molto sangue. Non vorrei che s'indebolisse.
Te la senti di stare a tavola o vuoi coricarti?
Il cacciatore, che aveva capito dove volevano andare
a parare tutte quelle moine, intervenne brusco:
- Gretel, lascialo in pace! Non vedi che mangia con
buon appetito? Questo lo rimette in forze, nel caso ne
avesse bisogno. Tu che ne dici, Gerard?
- Pi che debole mi sento un po' scosso. Quando
mi sono accorto che mi ero smarrito ho avuto paura.
Cos sono finito in quel groviglio di rovi. Ora che ci
penso, mi sento qualcosa qui allo stomaco... Forse ho
davvero bisogno di coricarmi un po'.
- Vieni, povero Gerard! Ti accompagno sul mio letto,
- disse pronta Gretel.
- Eh no, signorina! - intervenne Guilbert, - se occorre
lo accompagno io sul mio letto. Il sostegno che
posso offrirgli io  certo migliore del vostro. Voi intanto
potete dire una preghiera per lui.
Cos dicendo si alz e porse il braccio al ragazzo,
che vi si appoggi di mala voglia avendo pregustato altro
braccio e altro sostegno. Quando i due si furono
allontanati, la madre guard la figlia con aria severa:
- Non mi piace che ti dimostri tanto disponibile con
quel giovanotto. Credi che non abbia capito che volevate
star soli?
- Mamma,  cos carino! Cos gentile! Credo proprio
di essere innamorata di lui.
- Alla tua et  naturale innamorarsi. Ma ti ricordo
che prima eri innamorata di Guilbert con lo stesso entusiasmo.
Non ti pare di correre troppo?
- Guilbert mi tradiva, ne sono sicura. E poi  troppo
vecchio per me. L'hai detto anche tu.
- Certo,  un uomo. E tu sei ancora una bambina.
E non dire paroloni come tradimento e cose del genere.
Sono troppo grosse per la tua et. Eccolo che
scende. Non fargli il muso, per favore.
- Il ragazzo si  assopito: forse  stanco per aver fatto
quasi tutta la strada al galoppo. Non certo per quei
quattro graffietti. Peccato, perch volevo avvicinarmi
di pi al Ricetto. Dobbiamo comprare pergamene per
l'officina su incarico di messer Manesse. E Gerard potr
rivedere i suoi genitori. Pazienza! Pernotteremo
qui e domani partiremo prima dell'alba. E faremo tutta
una cavalcata fino al Ricetto.
- Bene, vi preparer una bella cenetta per l'ora di
vespro, e poi a letto presto per alzarsi presto.
- Come i monaci in convento, - disse Guilbert dando
un'occhiata di ammonimento a Gretel. - Ma, signora
Blum, per il ragazzo sar meglio una cena leggera,
una zuppetta d'orzo per esempio.

 CAPITOLO 5.
LA ZUPPETTA D'ORZO.

Guilbert pass il pomeriggio cavalcando per i boschi
intorno alla locanda, tirando con l'arco a qualche
coppia di fagiani e a una lepre ancora intorpidita dal
freddo. Tornando con quel bottino che intendeva portare
in omaggio alla signora Blum, chiacchierava con
il suo cavallo:
- Sai, cavallino, che non ti ho ancora messo un nome?
Ora sei diventato mio, personale. Come ti piacerebbe
chiamarti?
L'animale aveva capito che l'uomo parlava con lui,
perch durante quel discorso lo andava accarezzando
sul collo. Rispose quindi con un allegro nitrito.
- Sai come voglio chiamarti? Cuorcontento! Sei
stato sempre bene con me, non  vero? Siamo una bella
coppia, tu e io, e andiamo lieti incontro alle nostre
avventure. Non ti sei spaventato nemmeno quando abbiamo
incontrato i banditi nella foresta...
Cuorcontento scosse la bella testa facendo ondeggiare
la criniera lucente. Giunti alla locanda, furono
accolti dalla signora Blum con un sorriso lievemente
sornione:
- Ho preparato la zuppetta d'orzo per il nostro
infortunato, - disse prendendo le briglie mentre il cavaliere
smontava.
- Spero che per noi adulti ci sia qualcosa di pi
appetitoso. A me la zuppetta d'orzo non piace molto...
- Non preoccupatevi, Guilbert, per noi c' un arrosto
di maiale con cavoli e rape. Non sentite il profumo
che viene dalla cucina?
- Perbacco,  vero! Ho sempre saputo che siete una
gran donna! - E cos dicendo la sollevava tra le braccia
e le scoccava due sonori baci sulle guance tondette.
- Guardate qui!  tutto per voi! - E mostrava il
carniere gonfio.
- Pazzerellone! Mettetemi gi, sono una vecchia signora...
- Poi, guardando le prede, soggiunse: - Questi
sono gli omaggi che si addicono alla mia et. Grazie,
Guilbert.
- Prego, vecchia signora! Ma ricordatevi che se civettate
sulla vostra et, vuol dire che non vi considerate
affatto vecchia... Attenta che potrei farvi la corte,
e quando corteggio una donna, non una ragazzina,
non sono disposto a perdere.
La signora Blum rientr scuotendo la testa e celando
un sorriso.
L'arrosto di maiale attir la comitiva intorno al tavolo
dove gi troneggiava superbo, tutto rosolato nel
suo grasso, insaporito da birra forte, con la punta delle
costole ben scarnite a farne corona. Accanto a lui la
scodella di zuppetta d'orzo appariva ben miseranda cosuccia.
- Questa  per i malati, - sentenzi la padrona di
casa gettando a Gerard uno sguardo compassionevole.
- L'arrosto di maiale sarebbe troppo indigesto.
- Ma io non sono malato, - mormor il povero ragazzo
guardando voglioso il piatto succulento e fumante.
- Voi, signorino, siete molto malato, anche se non
per quei pochi graffietti che avete sul viso, - disse solennemente
Guilbert. - Siete malato qui, - continu
puntando il dito indice sul lato sinistro del torace. - E
con l'aiuto di quella signorina avete montato questo
teatrino per passare la notte alla locanda. Mangiate pure
l'arrosto con noi. Ma mettetevi il cuore in pace: stanotte
dormirete nella mia camera.
Mentre Gerard arrossiva violentemente, tutti risero
alle parole del cacciatore, che gi si era alzato in piedi
e, affilato un lungo coltello contro la lama di un altro
pi largo e tozzo, cominci a tagliare grosse fette
dalla schiena rotondetta dove, sotto la cotenna dorata,
apparve il grasso rosato e la carne bianca e profumata.
Sovrastava il tutto un gratissimo effluvio di erbe
selvatiche tra le quali dominava il timo serpillo.
Mangiarono allegramente, i due adulti fingendo di
non vedere gli sguardi che si scambiavano gli innamorati,
lo sfiorarsi fugace delle mani, quasi fosse casuale,
ma sempre tradito da rossori improvvisi.

 CAPITOLO 6.
VERSO IL RICETTO.

Levatisi tutti prima dell'alba, i due viaggiatori erano
pronti per partire con la tenue luce che tingeva di
rosa l'oriente. La locandiera consegn a Guilbert un
involto con alcune fette d'arrosto messe da parte prudentemente
prima di cena, pane e una fiaschetta di
birra.
- Siate prudenti, ch la primavera  pericolosa, stana
i banditi dalle foreste e potreste fare brutti incontri.
Soprattutto badate al ragazzo, non lasciatelo allontanare
da voi... Ma dov'? Era qui poco fa...
Si guardava attorno, ma vedeva solo il cavallo. Il cavaliere
non c'era. Il cacciatore sorrise sornione:
- Cara signora Blum, che cosa avremmo fatto noi
alla loro et? Sono di sicuro tutti e due dietro la casa
a sbaciucchiarsi. Pensate un po': essersi trovati cos vicini
e non potersi neppure toccare! Lasciamoli approfittare
di questo momento.
- Spero che il commiato non si prolunghi troppo.
Fa pure freddo.
- Loro non lo sentono di sicuro. Sapete cosa vi dico?
Li invidio. Oh s, come li invidio!
- Immagino che voi alla loro et non vi siate lasciato
sfuggire molte occasioni...
- Non posso lamentarmi. Se non altro ho qualche
bel ricordo. Eccoli che spuntano da dietro l'angolo.
Addio, signora Blum!
Cos dicendo balzava a cavallo mentre Gerard, dopo
un ultimo bacio all'innamorata, che aveva il viso
arrossato e non solo per il freddo del mattino, lo imitava
e prendeva in mano le briglie.
Salutarono agitando la destra e spronarono via.
- Corri, Morin, - incit Gerard tutto lieto in viso.
- Vai, Cuorcontento! - grid Guilbert facendo schioccare
in aria la frusta in segno di allegria.
In breve sparirono nel folto che delimitava l'aia della
locanda. Il sole saliva a oriente vincendo l'azzurro
indaco del cielo aurorale con una larga fascia dorata,
ridestava gli uccelli nei nidi e li spingeva a svolazzi cinguettanti
nella caccia mattutina. La brezza portava i
loro gridi audaci che coprivano i timidi fruscii degli
abitatori dei bassi cespugli.
I due uomini cavalcavano in silenzio, assorti nel risveglio
del mondo che il giorno avrebbe sopraffatto
con la sua pienezza vitale. Gerard si ferm come incantato
con lo sguardo rivolto a oriente:
- Guardate, Guilbert, che splendido colore ha il
giorno che si leva! Tra rosa, giallo e una sfumatura di
rosso. Pare il colore della melagrana o di qualche frutto
orientale che non conosco! Poi si riscosse e, rivolto
al compagno: - Odo che avete dato finalmente
un nome al vostro cavallo. Avete fatto bene. E un bel
nome e gli piace di sicuro!
- S. E pensare che quando tuo padre ti regal quel
bel puledrino, non ho esitato a dirti di dargli subito
un nome. Ma prima del lungo viaggio che abbiamo fatto
Hadlaub e io, non ero certo che quel cavallo sarebbe
diventato mio. Il padrone mi aveva promesso di regalarmelo
se fossimo andati sempre d'accordo. Non
avevo mai avuto una cavalcatura di mia propriet.
Quando dovevo accompagnare messer Manesse nei
suoi viaggi, lo stalliere mi assegnava un animale adatto
alle necessit del caso. Ogni volta uno diverso. Io
mi affezionavo alla bestia che mi era compagna, le parlavo,
mi prendevo cura di lei come di quella del mio
padrone, la asciugavo se era sudata e sempre la coprivo
perch non prendesse freddo. Ma ogni volta sapevo
che forse non l'avrei pi rivista. Questo cavallino
invece  tutto mio, e lo amo come una parte di me.
-  bello sapere che la bestia che si cavalca ci appartiene...
- S,  bellissimo. Ho imparato a conoscerne il carattere,
i gusti, la destrezza. Ora riconosce il mio passo,
o l'odore, e si volta a guardarmi ancor prima di udire
la mia voce e sentire la carezza sul collo. Con lui non
mi sento mai solo.  diventato un amico in quel lungo
viaggio, come il poeta Hadlaub, che prima conoscevo
solo di vista.
- Siete proprio amici, con Hadlaub?
- S. Vivendo insieme pi di un anno siamo diventati
grandi amici. Ho imparato molte cose da lui, e credo
che anche lui abbia imparato qualcosa da me. In
principio eravamo assai diversi, quasi opposti: io ero
un vero selvaggio, e lui un giovane timido e pio. Al ritorno
io ho avuto in dono il mio cavallo e lui la donna
che amava, la signora Lisi.
- La mamma di quella graziosa bimba che ha un nome
strano. Non me lo ricordo mai.
- Nontiscordardim.  il nome di un fiore e ha un
significato molto bello. La bimba  nata durante l'assenza
del padre, e la sua mamma ha voluto metterle
quel nome come augurio che lui non l'avrebbe dimenticata.
Gerard rimase un attimo assorto nel pensiero di
quel nome, poi dando di sprone al suo Morin part al
galoppo. Guilbert gli tenne dietro perch effettivamente
chiacchierando avevano molto rallentato il passo,
e il sole era gi alto nel cielo. Procedettero di buona
lena finch l'appetito non consigli loro di far sosta
per uno spuntino. Trovarono una radura soleggiata
non lontana dalla strada maestra, si sedettero su un
vecchio tronco abbattuto e trassero le provviste che
aveva dato loro la locandiera.
- Dovremmo essere quasi a met strada, - osserv
Gerard che ormai conosceva bene il cammino.
- Quasi. Se vogliamo arrivare prima di notte seguendo
la via maestra per non fare brutti incontri, senza
deviazioni, forse giungeremo prima che tutti vadano
a letto. Quando siamo passati di qui per la prima
volta, Hadlaub ed io, abbiamo preso un sentiero che
porta a un mulino alle nostre spalle.
- E che cosa vi attirava in quel mulino?
- Oh, niente. Conoscevo il mugnaio e volevo salutarlo.
Sapevo che l si poteva passare la notte. Allora
non eravamo pratici del cammino e non sapevamo neppure
del rifugio costruito da tua madre.
- E il mugnaio come vi ha accolto?
- Il mugnaio non c'era, era in viaggio. Siamo stati
ospitati dalle sue due mogli.
- Due mogli? Ma non  possibile avere due mogli! -
Gerard per la sorpresa smise di masticare la sua fetta
di maiale e guard Guilbert con occhi pieni di stupore.
- Non so. Hadlaub ha sempre detto che non si possono
avere due mogli legittime, ma io non m'intendo
di queste cose. Se vuoi saperne di pi chiedi a lui, -
rispose Guilbert per chiudere un discorso che non
sapeva come continuare.
- Che cosa strana. Mi piacerebbe conoscere quell'uomo, -
disse Gerard, al quale le parole di Guilbert
avevano destato curiosit.
- Al ritorno, se vuoi possiamo passare di l e fermarci
a pernottare.
- Oh no! Preferisco che ci fermiamo alla locanda,
- si affrett a precisare il ragazzo. - In fin dei conti
non ho grande interesse per i mugnai e le loro mogli.
- Volevo ben dire che t'interessa di pi qualcun altro...
Partiamo, ch ci aspetta un buon tratto di cammino.
Rinuncio persino a cacciare per i tuoi genitori
quel bel fagiano. Lo vedi? Bello, vero? Lasciamolo vivere!
Chiss che non faccia dei fagianini belli come
lui! E tanti, soprattutto.
- E dello stesso splendido azzurro! - aggiunse Gerard.
 
CAPITOLO 7.
TRISTE ACCOGLIENZA.

Arrivarono a destinazione quando il buio era sceso
da tempo oscurando i sentieri della foresta, che dovettero
percorrere a piedi tenendo le cavalcature per
le briglie.
- Saranno gi tutti a dormire, - disse Guilbert tirando
la corda della campanella per svegliare la custode.
- Speriamo che non ci venga ad aprire tutta assonnata
e arruffata, pi disposta a mandarci via che a
farci entrare.
Si schiuse uno sportellino nel pesante portone di legno
e una voce chiese: - Chi bussa? - Poi, senza aspettare
risposta, esclam: - Oh! Siete voi! Benvenuti!
Vi apro subito.
E cigolando il pesante portone si spalanc per far
entrare gli uomini e i cavalli. La custode era ancora
perfettamente vestita, e gli ospiti colsero una strana
atmosfera.
- Come mai siete in piedi a quest'ora? E vedo luce
nella stanza della signora e anche in altre stanze... -
comment Guilbert allarmato.
- Mia madre  forse malata? - intervenne Gerard
ansioso.
- No, figliuolo, vostra madre sta bene. Sar molto
contenta di vedervi. Lasciate pure a me i cavalli, me
ne occupo io. Voi salite da lei.
I due si avviarono senza fare altre domande ma col
cuore gi turbato dalla insolita accoglienza. N si accorsero
che, mentre erano nella corte, alcune finestre
si aprivano su visi di donne, che subito scomparivano.
Edburga abbracci il figlio senza riuscire a celare la
gioia, ma con una tenerezza trepida che non sfugg al
cacciatore. Il quale s'inchin baciandole la mano e le
rivolse uno sguardo interrogativo. A quella muta domanda,
Edburga rispose accarezzando il capo del figlio
posato nel suo grembo:
-  successa una disgrazia, Gerard. Tuo padre  stato
ferito. A una spalla.
Il ragazzo sollev la testa e chiese allarmato:
- Ferito?  grave? Com' accaduto? Durante una
battuta di caccia?
- No, figlio mio. Non  stato un animale, ma un uomo.
Uno che l'ha colpito alle spalle con una freccia e
certamente voleva ucciderlo.
- Ma vive? Posso vederlo?
- Ora riposa. Non dobbiamo disturbarlo perch ha
sofferto molto per l'estrazione della punta. Gli abbiamo
dato infusi calmanti per alleviare il dolore. Ha perso
molto sangue ed  assai debole. Gli ho applicato sulla
ferita un impacco di erbe per evitare l'infezione. Lo
vedrai domani, Gerard. E anche voi, Guilbert. Sono sicura
che dopo un po' di sonno star meglio.
- Ma chi  stato? Chi poteva voler uccidere mio padre?
Non ha mai fatto male a nessuno E Gerard nascose
il viso nel grembo della madre per celare il pianto
che gli scuoteva il petto.
- Caro figliuolo, non c' bisogno di fare del male a
qualcuno per essere oggetto di odio. Anzi, chi ha armato
la mano del sicario pu essere colui che l'ha tradito,
da nobile signore riducendolo a bandito. Ma 
una storia troppo lunga e dolorosa per il tuo giovane
cuore. Domani, dopo che si sar svegliato e tu potrai
abbracciarlo, vi racconter questa vicenda d'inganni e
soprusi ordita ai danni di un innocente. Domani. Ora
dovete rifocillarvi e riposare. La sorella dispensiera vi
avr gi preparato uno spuntino. Non avete fame?
Disse queste ultime parole con il sorriso che le era
abituale, ma Guilbert not che le labbra le tremavano
e gli occhi erano arrossati. Edburga si alz sollevando
con un gesto il corpo del figlio e gli asciug le lacrime
con la mano, dolcemente:
- Coraggio, Gerard. Un uomo non deve piangere.
Ma quanto sei cresciuto in questi ultimi mesi!
- Madre, ditemi che vivr. Vi prego...
- Domani lo vedrai tu stesso. E forse potr anche
parlarti. Il riposo  la miglior medicina per chi ha perso
molto sangue. Io veglier su di lui tutta la notte.
Andiamo adesso. Voi alla cucina e io alla camera di
Adam.
Si avviarono, Gerard a capo chino per celare le lacrime,
Guilbert accigliato. Passando accanto a Edburga,
il cacciatore mormor:
-  stato il fratello, vero?
- Credo di s, - rispose la donna.

 CAPITOLO 8.
STORIA DI ADAM

Il mattino seguente, dopo una notte agitata per gli
ospiti pur stanchi della lunga cavalcata, Gerard svegli
il compagno con una domanda:
- Guilbert, chi credete che sia stato?
L'interpellato, sorpreso da quella domanda che non
poteva avere risposta certa, pur essendo completamente
desto, finse di riscuotersi da una sorta di dormiveglia:
- Non ne ho idea, Gerard. Non so chi possa odiarlo al punto da pagare un sicario. Perch quella freccia
 certamente opera di un sicario, un vile che colpisce
alle spalle per non essere visto, e poi subito fugge. E
forse  convinto di averlo ucciso.
Intanto si alzavano, si vestivano e si recavano in cucina
dove li attendeva una scodella di latte caldo. Subito
chiesero della padrona di casa, che presto arriv
dalla stanza del ferito dove aveva trascorso la notte. Il
volto rivelava ansia e stanchezza, tuttavia baci il figlio
e rivolse a Guilbert un pallido sorriso.
- Come sta? - chiese subito il ragazzo.
- Ha potuto riposare un po' nei momenti in cui il
dolore della ferita glielo ha permesso. Ha chiesto di te,
figliuolo, e quando ha saputo che eri arrivato improvvisamente
ha sorriso e ha detto che vuole vederti insieme
al tuo compagno.
E gi li guidava alla stanza del malato. Lo trovarono
disteso, pallido. Con il volto segnato dalla sofferenza,
baci il figlio chinato sul suo letto e sorrise
a Guilbert. La voce gli usc come un soffio dalle labbra
esangui:
-  una fortuna che tu sia qui e possa vedere il tuo
bel viso. Buon giorno, Guilbert.
Il cacciatore s'inchin in silenzio perch un nodo gli
serrava la gola. Quell'uomo che aveva conosciuto nel
pieno vigore dei suoi quarant'anni, con cui era andato
a caccia apprezzandone la robustezza e il coraggio,
giaceva ora privo di forze e di colorito, quasi non avesse
pi sangue nelle vene. Piet e collera combattevano
nel suo volto.
- Signore, chi vi ha fatto questo? - chiese non riuscendo
a trattenere lo sdegno.
Edburga, togliendo le dita dai riccioli del figlio, tuttora
chino sulla mano del padre che bagnava di lacrime,
strinse il braccio di Guilbert:
- Non fate domande, - sussurr. - Vi racconter
tutto pi tardi, quando padre e figlio avranno saziato
la loro sete d'affetto.
Il ferito infatti non distoglieva lo sguardo dal capo
di Gerard abbandonato sulla sua mano. La madre gli
sollev delicatamente la testa in modo che il padre potesse
vedere il volto del figlio bagnato di pianto.
- Basta piangere, - mormor Adam, - mi affligge
vederti cos... - E le parole si spensero sulle labbra.
Allora Edburga sollev il corpo del giovinetto e fece
cenno che tutti uscissero dalla stanza:
- Lasciamolo riposare, - disse. Ed entrata la donna
che attendeva dietro la porta per occuparsi del ferito,
precedette i due uomini nel suo studio. Li fece sedere,
e si accinse a raccontare.
- Tu sai, figlio mio, che tuo padre viene da una nobile
e potente famiglia, come me e come molti di noi
qui nascosti nel cuore della foresta. Alle spalle di ciascuno
c' una storia violenta di soprusi e inganni.
Quella di Adam  particolarmente crudele.
Fece una pausa e, rivolta a Guilbert che ascoltava
con le sopracciglia aggrottate, continu:
- Voi in parte gi la conoscete, sapete come senza
nessuna colpa fosse stato condannato a morte e costretto
a fuggire per sottrarsi al capestro. Quello che
forse non sapete  che il colpevole di tutto  il perfido
fratello del mio sposo. Adam  il primogenito della nobile
famiglia dei conti di ***, prediletto dal padre che
vedeva in lui l'immagine giovane di se stesso: un uomo
altero, schietto, coraggioso e bello. Come adesso
sei tu, Gerard, con gli stessi riccioli castani e il bel volto
sereno, lieto di vivere e ignaro di ogni perfidia. Tutto
il contrario del fratello minore, Mangolt, pur nato
dagli stessi genitori, ma vile, sospettoso di tutto e tutti,
subdolo e sempre pronto a tessere inganni. Pieno
di livore, odiava soprattutto Adam, a cui per diritto,
ma anche per scelta paterna, sarebbe andato il titolo e
il feudo, nonch gran parte dei possedimenti di famiglia.
Per questo ord un piano diabolico contro di lui.
Fece una pausa per riprendere fiato e reprimere l'angoscia
che il ricordo rinnovava:
- Una notte finse di allontanarsi dal castello, e fece
avvelenare il padre. Come e da chi, non si  mai saputo.
Il povero vecchio fu trovato morto nel suo letto
con evidenti sintomi di avvelenamento, credo da cicuta.
Mangolt inscen un gran pianto e accus subito
il fratello maggiore come l'unico che avrebbe potuto
compiere il misfatto perch era il solo presente nel castello.
Adam non ebbe neppure il tempo di piangere
l'amato padre n di difendersi dalla gravissima accusa:
dovette fuggire prima che gli armigeri del balivo lo
catturassero. Si rifugi nella foresta che avete visto qui
intorno, abbastanza lontana dal feudo di famiglia, e
da nobile signore divenne bandito. Attratti dalla grande
lealt e dal coraggio, gli uomini della foresta, turba
mista con alle spalle vicende diverse, molte delle quali
simili alla sua, lo accolsero tra loro e a poco a poco
ne fecero il loro capo.
Tacque alzando gli occhi in volto ai suoi uditori, e
continu:
- Fu cos che la mia vicenda si un alla sua, perch
lui mi salv con la sua spada dalla vendetta dell'uomo
che mi considerava sua preda, a lui destinata in sposa
dai miei genitori fin dalla nascita. Mi aiut a costruire
questo rifugio, al quale subito accorsero donne nella
mia stessa condizione, o per altra ragione rifiutate
dalla societ degli uomini liberi. Laicamente ci sposammo
e generammo in perfetto amore questo figliuolo
a cui entrambi vogliamo molto bene.
Cos dicendo tese la mano a Gerard che si gett ai
suoi piedi ponendole il capo sulle ginocchia. E lei lo
guardava col viso rasserenato. Ma Guilbert aveva seguito
il racconto di Edburga con angoscia crescente:
- Signora, - disse dopo aver lasciato alla madre e al
figlio il tempo di esprimere in silenzio la loro tenerezza,
- signora, se vostro marito  stato colpito a tradimento,
allora forse l'usurpatore ha scoperto questo rifugio,
e ci mi preoccupa.
Edburga, richiamata alla realt dalle parole del cacciatore,
alz vivacemente il capo:
- Avete ragione, Guilbert! Anch'io sono angosciata.
Ma confido che il sicario sia convinto di averlo ucciso. Adam  stato trovato lontano da qui. Quel
giorno si era separato dai compagni di caccia per inseguire
un cervo, in preda all'eccitazione e all'impeto
dell'animo. I suoi uomini lo avevano perso di vista,
quindi lo cercavano. A un tratto hanno scorto
tracce di sangue sul sentiero, e seguendole sono arrivati
al folto di salici dov'era stato trascinato il suo
corpo.
- Un folto di salici? - interloqu il cacciatore. - Non
 un buon nascondiglio. E troppo visibile un corpo attraverso
le fronde di quelle piante.
- Infatti l'hanno trovato subito, altrimenti sarebbe
morto dissanguato.

 CAPITOLO 9.
PROPOSITI DI VENDETTA.

- Madre, vivr? - chiese Gerard rivolgendo alla
donna il viso arrossato di pianto.
- Spero di s. E troppo presto per dirlo, ma confido
nella forte complessione di tuo padre e nella sua volont
di vivere. Coraggio, figliuolo.
Guilbert, che fino a quel momento aveva ascoltato
in corrucciata attenzione, esclam vivacemente:
- Dobbiamo rendergli giustizia, cercare le tracce
del sicario, farlo prigioniero e indurlo a confessare il
nome del mandante. A costo di ricorrere alla tortura.
- Tacete, Guilbert. Parlate troppo avventatamente
nell'impeto dell'ira. E poi  tardi. Son passati un giorno
e una notte: certamente il feritore ha avuto tutto il
tempo di mettersi in salvo. Se pure  ancora vivo. In
ogni caso, se era un sicario di Mangolt, a quest'ora ha
gi raggiunto il suo padrone nel castello.
- Raduniamo il popolo della foresta e assaltiamo la
rocca dell'usurpatore. Tutti insieme possiamo infrangere
le loro difese.
- Guilbert, - rispose severa Edburga, - anche se
quel che vagheggiate fosse possibile, cosa di cui dubito,
perch un assassino ha sempre paura e rinforza
le sue difese, vogliamo aggiungere violenza a violenza?
Non credo che Adam sarebbe d'accordo. Sar lui
a decidere, quando avr recuperato forza sufficiente
per provvedere a tali cose. Per ora, chi vuol pregare,
preghi. Io continuer ad assisterlo come ho fatto finora.
Si accingevano a lasciare lo studio quando giunse
affannata la custode del Ricetto. Dalla corte proveniva
un gran trambusto insieme a grida soffocate:
- Signora, - esclam la donna, - gli uomini della foresta
hanno trovato il corpo di un uomo sfracellato in
fondo a un burrone e lo hanno portato qui...
Scesero tutti nella corte dove un lenzuolo macchiato
di sangue copriva qualcosa d'informe, attorno a cui
si accalcava una piccola folla di donne che si facevano
largo per guardare e subito si ritraevano inorridite. La
piccola folla si apr per lasciar passare Edburga mentre
tutti facevano silenzio. Ella si avvicin, sollev il
lenzuolo e osserv attentamente il povero corpo:
- Era nudo? - chiese.
Fecero cenno di s con la testa. Allora si chin e prese
un piccolo oggetto dal polso del morto.
- Ricopritelo, - ordin. - E seppellite questi poveri
resti come si conviene a un uomo. Chiunque esso sia.
E in silenzio si allontan seguita dal figlio e dal cacciatore.
Tornata nello studio, si fece portare un bacile
d'acqua dove sciacqu le mani e l'oggetto tolto al
morto. Lo pose sul tavolo perch i due uomini potessero
vederlo. Era uno scarabeo di pietra azzurro chiaro,
incastonato in rame e legato a un sottile filo vegetale
che doveva tenerlo allacciato al polso.
- Lo hanno denudato per non farlo riconoscere, gli
hanno fracassato il volto e l'hanno gettato nel burrone.
 un delitto orribile. Ma hanno dimenticato questo
E indicava l'oggetto sul tavolo. - Probabilmente
 l'uomo che ha colpito Adam.
- Maledetto! - proruppe Guilbert. - E voi l'avete
fatto seppellire come un cristiano...
- Non maledite, Guilbert, non maledite mai. Non
sappiamo nulla di lui. La mia  solo un'ipotesi, un sospetto.
 stato ucciso, massacrato in modo orribile:
l'avete visto coi vostri occhi. E i suoi assassini possono
essere gli stessi che gli hanno imposto di compiere
il delitto. Voglio vedere gli uomini che l'hanno trovato
e soprattutto sapere dov' stato ucciso. Non certo
in fondo al baratro in cui giaceva.
Fece venire due degli uomini della foresta che, secondo
la sorella guardiana, erano stati i primi a scoprire
il cadavere e, dopo averlo composto su un robusto
telo, con molta fatica lo avevano portato sul sentiero.

 CAPITOLO 10.
IL RACCONTO DI EDGAR.

Uno dei due era Edgar, fedelissimo di Adam, giovane
di grande coraggio e non privo di astuzia. L'altro
si chiamava Peter, ed era poco pi che un ragazzo.
Raccontarono di aver visto un cavallo bardato piuttosto
riccamente aggirarsi sul sentiero. Gli si erano avvicinati
e avevano riconosciuto il destriero di Adam.
Lo avevano portato al Ricetto, e ora stava nella stalla
rifocillato e accudito. Poi si erano sparsi insieme ad altri
compagni in cerca di tracce, ed Edgar, sportosi
sull'orlo di una forra, aveva notato una macchia biancastra
fra gli arbusti del fondo. Aveva chiamato i compagni,
uno dei quali era inciampato in una grossa pietra
in mezzo al sentiero, l'aveva sollevata per metterla
da parte e si era accorto che era sporca di sangue.
Fu chiaro a tutti quello che doveva essere accaduto:
un uomo era stato ucciso con quella pietra e poi gettato
nel burrone. Erano scesi sul fondo e avevano trovato
il corpo che la signora aveva veduto.
Narrarono un particolare orrendo: il cadavere non
aveva volto. Era stato colpito in faccia ripetutamente
perch non fosse riconoscibile.
- Che morte orrenda! - osserv Edgar. - Morire
senza neppure avere un volto!
Edburga lo guard pensosa:
- Forse ti sbagli, Edgar. Quel poveraccio dev'essere
stato prima strangolato. Ho notato un sottile segno
rosso intorno al collo: come se fosse stato stretto con
un laccio da dietro le spalle. Forse da un compagno di
cui non aveva nessun sospetto.
- Non vi sfugge niente, signora, - interloqu Guilbert,
- e sapete chi sono coloro che usano lacci di seta
per strangolare?
- Gli orientali, lo so. Mi ha detto una delle sorelle
che tempo fa, recatasi al mercato per vendere dei nostri
prodotti, ha visto uomini che offrivano schiavi
orientali, provenienti dalla Palestina o dalle coste africane,
gente rapita e fatta schiava da bande armate che
muovono al seguito delle crociate per fare razzia.
- Ma io ho sempre saputo che la religione cristiana
proibisce la schiavit, - intervenne vivacemente Gerard,
che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio.
- Com' possibile che si faccia commercio di
schiavi pubblicamente al mercato? Anche le leggi lo
vietano.
Sua madre lo guard con un mesto sorriso:
- Figlio mio, la religione dice anche di non ammazzare,
e le leggi puniscono gli assassini. Eppure tu hai
udito or ora che un uomo  stato massacrato crudelmente.
E tuo nonno? Non  stato ucciso nel suo letto
in modo ignobile? Le leggi ci sono, ma chi le fa rispettare?
- Quelli che dovrebbero farlo, intendo gli uomini
del balivo, i suoi armigeri che circolano sempre per i
mercati facendo l'occhiolino alle ragazze, di fronte a
un palese reato chiudono tutt'e due gli occhi, - osserv
Guilbert cupo.
- Questo  il mondo, purtroppo, - ammise tristemente
Edburga. Poi, rivolgendosi a Edgar: - Non hai
nessun sospetto? Voglio dire, non pensi che ci possa
essere un legame tra questo assassinio e il ferimento di
Adam?
Edgar scambi un rapido sguardo con il compagno,
poi disse:
- Poich avete parlato di strangolamento, si potrebbe
fare l'ipotesi che l'uomo sfigurato sia l'arciere
che ha ferito Adam, e che poi sia stato ucciso dal mandante,
come si usa tra malviventi, affinch ogni traccia
del delitto scompaia. E dell'esecutore sia cancellato
anche il sembiante. Altrimenti perch distruggerne
il volto?
- Dici bene, Edgar. Forse  andata proprio cos.
Occorre adesso che qualcuno di voi vada al mercato e
cerchi di sapere chi ha comprato di recente schiavi
orientali. No,  troppo pericoloso, - si corresse Edburga,
- mander due delle mie sorelle. Vi ringrazio
per queste informazioni preziose, amici miei.
E porse la mano ai due uomini che la baciarono con
un rapido inchino.
 
CAPITOLO 11.
LA FUGGIASCA.

Non fu necessario cercare informazioni al mercato.
Gli uomini di Adam avevano appena lasciato il Ricetto
per raggiungere i loro covi nella foresta, quando videro
sul sentiero una figura femminile, che subito cerc
di nascondersi tra i cespugli. Senza ricorrere alla forza
la fecero uscire dal folto e si trovarono di fronte una
povera fanciulla in lacrime. Poco pi che una bambina,
stremata dalla fatica, dalla fame e piena di terrore.
La confortarono come poterono e la affidarono alla
sorella guardiana che ancora li salutava dalla soglia
agitando la mano. Fu rifocillata, rassicurata e, quando
cess di piangere, le chiesero che cosa cercasse sui
sentieri della foresta.
- Il mio innamorato, - disse tra i singhiozzi che subito
tornarono a scuoterle il petto. - E sparito da due
giorni, e io sono fuggita dal castello perch ho paura
che l'abbiano ucciso...
A questo punto la condussero da Edburga, le spiegarono
dov'era stata trovata e in quali condizioni, e la
lasciarono con lei, Guilbert e Gerard. Solo quando la
signora le prese dolcemente la mano, riusc a frenare
il pianto e a calmarsi un poco. Richiesta affettuosamente
della sventura che l'aveva l condotta, raccont
la sua storia.
- Conosci questa pietra? - le chiese Edburga avvicinandole
sul piano del tavolo l'oggetto preso dal polso
dell'uomo ucciso.
La fanciulla, che forse per il velo di lacrime che le
offuscava gli occhi non lo aveva notato, quando lo
scorse ebbe un sussulto. Poi, rivolgendo alla signora
gli occhi dilatati dallo stupore e da un oscuro presentimento,
chiese:
- Dove l'avete trovato, signora? - Non ricevendo
subito una risposta, fu presa da un tremito convulso.
- L'hanno ucciso, vero? L'avete trovato al polso di un
morto? Maledetti! Fanno sempre cos... Costringono
gli schiavi a uccidere per loro, poi li ammazzano come
cani per cancellare ogni traccia... - E di nuovo i singhiozzi
le troncarono la parola.
Edburga si alz in silenzio, si avvicin alla ragazza
e le abbracci le spalle. I due uomini si scambiarono
un'occhiata: avevano capito che l'uomo ucciso era l'arciere
che aveva ferito Adam. E forse aveva cercato di
non ucciderlo.
Il tepore del contatto con il corpo che la cingeva maternamente
calm a poco a poco l'infelice, il pianto si
fece pi quieto e solo di tanto in tanto era scosso da
un tardivo singulto. Poi anche il pianto cess e dalle
braccia incrociate sul tavolo si lev un piccolo volto
smunto tutto bagnato di lacrime. Gerard allung una
mano e cerc di asciugarle con gesto gentile. Sua madre
comp l'opera con una pezzuola che trasse dalla
manica. Segu un lungo silenzio doloroso per tutti.
- Doveva essere il mio sposo, - disse amaramente
la fanciulla. - Ne hanno fatto un assassino e poi l'hanno
ammazzato.
- Se pu esserti di conforto, figliuola, assassino non
, perch l'uomo che doveva uccidere non  morto. 
solo ferito a una spalla e sopravviver. Forse il tuo sposo
ha sbagliato apposta il tiro: la freccia non ha colpito
nessun organo vitale.
A queste parole la faccia devastata dalle lacrime parve
illuminarsi di un pallido sorriso:
- Lo voglia il buon Dio! Almeno il figlio che porto
in grembo non sar il figlio di un assassino.
E raccont che i suoi genitori erano servi del conte
Mangolt e quindi serva anche lei della terra su cui era
nata. Viveva tranquilla facendo il suo lavoro nei campi
ed evitando i signori della corte, dei quali si sussurravano
cose orribili. Il padrone non lo aveva neppure
mai visto. Sapeva che nel castello vivevano uomini
e donne ospiti del conte, che facevano feste fino
all'alba e crollavano poi ebbri. Tale era l'esistenza in
quella immensa propriet che, a dire degli altri servi,
si andava impoverendo sotto la cattiva amministrazione
del signore.
Tra le molte spese pazze che aveva fatto, qualche
tempo addietro aveva mandato suoi uomini a comprare
schiavi al vicino mercato. Lei li aveva visti arrivare dalla
finestra della sua capanna, tre uomini belli e fieri,
che avevano il portamento di nobili guerrieri anche se
trascinavano i piedi in catene. Si diceva che fossero
prigionieri sfuggiti alla morte nelle guerre d'Oriente
seguite alle crociate. Alcuni di loro erano stati grandi
signori e persino principi.
Di uno tra questi si era perdutamente innamorata.
Per la bellezza certamente, ma anche per la nobilt
d'animo e la grande dignit conservata pur nella sventura.
E ne era divenuta l'amante. Sua era la creatura
che portava in grembo. Un giorno il suo innamorato
era venuto a salutarla col viso triste di chi va incontro
alla morte. Ma non le aveva detto nulla di quanto lo
attendeva. L'aveva baciata e abbracciata e si era congedato
da lei quasi fosse una principessa. Le aveva detto
che partiva con altri uomini per una missione ordinata
dal padrone. Allora si era accorta che portava arco
e faretra. Poich era la prima volta che lo vedeva
armato, gliene aveva chiesto il motivo.
- Non posso dirtelo, - aveva risposto lui, - ma ricordati
che qualunque cosa succeda, il padre di tuo figlio
non  un assassino. Devi farlo sapere anche a lui.
La povera ragazza ne era rimasta sconvolta, e il cupo
presentimento si era fatto certezza quando il giorno
dopo aveva visto i compagni di spedizione tornare
senza di lui. Nessuno le aveva detto niente, ma la sua
assenza le aveva spiegato tutto. E ora quel gioiello che
stava sul piano del tavolo col laccetto di fibra vegetale
era la conferma dei suoi sospetti.
 
CAPITOLO 12.
UNA VERIT INQUIETANTE.

Il gioiello, che raffigurava uno scarabeo, animale
sacro presso il popolo del suo sposo, fu consegnato alla
fanciulla perch lo conservasse per la creatura che
doveva nascere. Poi fu ricoverata in una stanzetta del
Ricetto affinch potesse accettare in solitaria pace la
sua sventura. L'avrebbero chiamata per il pranzo e
presentata alle altre sorelle, con l'assicurazione che li
poteva rimanere o tornare al castello dai suoi genitori,
libera da ogni obbligo. Se accettava di portare a
termine la gravidanza dove ora si trovava, al momento
del parto sarebbe stata aiutata da mani esperte. Con
queste parole Edburga si allontan per recarsi al capezzale
del marito dove gi si trovavano Gerard e
Guilbert.
La ferita si era rivelata meno grave di quanto fosse
apparsa i primi giorni. Solo la perdita di sangue aveva
indebolito e quasi condotto allo stremo il ferito. Il quale
ora ascoltava dai due giovani il racconto fatto dalla
fuggiasca.
- Dunque il mandante  mio fratello, - osserv amaramente
Adam. - Devo dire che me lo aspettavo. E
ora non sar contento finch non avr la certezza che
sono morto.
- Dobbiamo dargliela, Adam, - intervenne Edburga,
- dobbiamo fare in modo che giunga al castello la
prova della tua morte. Un oggetto che il tuo sciagurato
fratello possa riconoscere come appartenente a te.
- Non sar difficile trovarlo. Ma chi avr il coraggio
di entrare in quel covo di nequizia?
- Io, - esclam Gerard. - Andr dal mio malvagio
zio e gli getter in faccia...
- No, - intervenne deciso Adam, - tu non risolveresti
niente. E lui non deve neppure sapere che esisti.
Pensiamo piuttosto a qualcuno dei miei uomini. Riflettiamo
con calma.
- Giusto! La vostra ferita mi ha fatto dimenticare
che siamo venuti qui con un preciso incarico di messer
Manesse, - intervenne Guilbert per distogliere Gerard
dalla sua folle idea.
- Dio mio! Me ne ero proprio dimenticato! Vi chiedo
scusa, padre, ma sono rimasto cos sconvolto per il
pericolo da voi corso che non ho pi pensato ad altro.
Il laboratorio  fermo per mancanza di pergamene.
Siamo stati mandati per comprarne un buon rifornimento.
Adam sorrise compiaciuto:
- Vedi, Gerard? Il tuo compito adesso  tornare sano
e salvo a Zurigo con una bella scorta di pergamene.
Edburga ve le consegner.
- Ma io non voglio lasciarvi! Io resto.
- Che succede? Fai i capricci alla tua et? Non sei
pi un bambino. Mi  giunta voce che hai persino
un'innamorata...
Il ragazzo arross violentemente cercando di balbettare
qualcosa che nessuno comprese.
- Via, via, - riprese il padre, - non c' da vergognarsi
di essere innamorati alla tua et. Semmai ci si
dovrebbe vergognare del contrario. E poi, vorresti lasciare
solo Guilbert in un viaggio cos lungo? Con chi
parlerebbe? Con gli uccelli del bosco? Congediamoci
adesso, figliuolo. Domani vi metterete in viaggio di
buon'ora e io mi conceder un po' di pigrizia dormendo
fino a tardi.
- Come siete coraggioso, padre, e forte! Pensare
che vi hanno usurpato titoli e beni... Ma io vi vendicher
non appena...
Adam lo interruppe severamente:
- Non parlare pi di vendetta! La violenza genera
violenza, e chi compie un delitto prima o poi sar
vittima di se stesso.  vero, ho perduto il titolo, il feudo,
il mio stesso nome. Sono stato costretto a subire
un bando ingiusto e infamante. Ma tu non puoi immaginare
la gioia dell'avventura che ne ho avuto in
cambio, la soddisfazione di costruirmi una vita con le
mie forze, di conquistare l'amore della donna che adoro
e con la quale ho generato te. Pensa a quanto mi sono
goduto la libert della foresta, il piacere d'incutere
paura a viaggiatori come Hadlaub e Guilbert, quando
li depredammo delle loro salsicce!
Gerard guard stupito il cacciatore, che a quel ricordo
sorrise:
- E vero, ci avete messo una gran paura quella volta.
Passerotti di citt, ci avete chiamati, non lo dimenticher
mai! Non ci volete dare un po' del vostro
becchime? Eravamo assorti nella bellezza del paesaggio
e nella delizia di quelle salsicce quando siete sbucati
dalla foresta. Credevamo che ci avreste uccisi, e invece
 stato l'incontro pi fortunato del nostro viaggio.
- Come mai nessuno mi ha raccontato niente di queste
imprese? - chiese Gerard col tono di chi si sente
defraudato di qualcosa.
- Non c' stata occasione, - intervenne Edburga.
- Vedi che tuo padre sta bene e non ha bisogno dei
tuoi propositi di vendetta... Baciagli la mano e congedatevi
entrambi da lui. Vi far scortare da un paio di
uomini fino alla locanda dove pernotterete. Da li a Zurigo
la strada  sicura. Ora venite con me a prendere
ci che vi occorre. Domani partirete prima dell'alba.
Vi raccomando una cosa: non fate parola di quanto 
successo. Dite solo che Adam  malato.
Cos fu fatto. La sosta alla locanda non fu allegra
come al solito: Gerard era triste e preoccupato per la
malattia del padre e le due donne rispettarono il suo
stato d'animo. Gretel guardava il suo innamorato di
sottecchi e sospirava. I due viaggiatori partirono presto
l'indomani e i saluti furono rapidi. Ma il bacio tra
i due giovani, lungo e silenzioso, disse quello che le parole
non potevano esprimere.
 
CAPITOLO 13.
EDGAR, LA VOLPE.

Mentre la vita riprendeva apparentemente tranquilla
nella casa e nel laboratorio di Zurigo, al Ricetto
Edburga e Adam si consultavano su come evitare
nuovi attentati da parte del perfido Mangolt.
- Bisogna convincerlo che il sicario ti ha ucciso, e
ora che gli hanno chiuso la bocca per sempre la cosa 
pi facile.
- Pover'uomo, - mormor Adam, - ha cercato di
salvarmi la vita, me l'ha salvata, e non ho potuto neppure
dirgli grazie.
- Lo so, l'hanno ucciso proprio come un cane, ma
non possiamo farci niente. Pensiamo piuttosto a evitare
nuovi agguati. Sono preoccupata anche per la vita
di nostro figlio: se tuo fratello dovesse scoprirne
l'esistenza non esiterebbe a farlo uccidere.
- Per fortuna vive a Zurigo, e ho raccomandato a
Guilbert la massima prudenza nel raccontare quello
che  successo. Certo non si poteva tenere Hadlaub
all'oscuro di tutto.
Adam si guard la mano sinistra, dove al dito indice
spiccava ancora l'anello con lo stemma gentilizio.
- Potremmo cercare di far avere a Mangolt questo
anello, come prova dell'estinzione di colui che poteva
meditare vendetta contro di lui. In questo modo dovrebbe
mettersi tranquillo. Che ne pensi?
- Vorresti privarti dell'unica cosa che ti rimane della
tua nobile origine, il sigillo di famiglia?
- A che mi serve? La mia famiglia ora siete tu e Gerard,
e tutti gli amici da qui a Zurigo.
- Passando per la locanda della vedova Blum, - aggiunse
Edburga sorridendo. - Chiss come si  comportato
il nostro ragazzo con la piccola Gretel che lo
aspettava tutta lieta della visita.
- Non preoccuparti: i giovani sanno intendersi anche
senza parlare. Piuttosto aiutami a sfilare l'anello
dal dito.
Edburga glielo sfil con molta delicatezza cercando
di non muovergli il braccio e la spalla ancora fasciati.
- L'unico tra i miei uomini che possa portare questo
anello a Mangolt senza destare sospetti e mettere
a rischio la sua vita  Edgar, la volpe. Mandalo a
chiamare e sentiamo se accetta di fare questo per me.
L'uomo venne e si chin a baciare la mano del ferito.
- Ti ringrazio di essere venuto al mio richiamo, Edgar.
Sei disposto a compiere per me un'impresa che
potrebbe costarti la vita?
- Signore, voi mi avete ridato un'esistenza quando
nel mondo non c'era pi posto per me. La mia vita 
vostra. Parlate.
- Vedi questo sigillo?
- S, signore. L'ho sempre visto al vostro dito.
- Devi trovare il modo di farlo pervenire nelle mani
di mio fratello Mangolt.
- Dell'usurpatore? Per lui volete privarvene?
- Edgar, ho la prova che lui ha ordinato a un suo
uomo di uccidermi. A quel povero disgraziato, che poi
 stato massacrato e gettato nella forra dove voi l'avete
trovato.
- Ha fatto la fine che meritava...
- No, non aver troppa fretta di giudicare. Il povero
schiavo comprato al mercato mi ha salvato la vita
fingendo di sbagliare il colpo. Un arciere professionista
sarebbe certamente riuscito a uccidermi se avesse
voluto. Ma ora Mangolt deve credere che io sia
morto. Altrimenti la mia vita, e forse anche quella di
mio figlio, sarebbe in pericolo. Perch lui abbia la certezza
della mia morte, deve avere nelle mani il sigillo di famiglia, l'unico esemplare che spetta al primogenito.
- Ho capito. Devo trovare il modo d'infiltrarmi tra
la gente di vostro fratello senza destare sospetti. E arrivare
fino a lui. Avrei bisogno di conoscere le abitudini
del castello. Di sapere come vi si svolge la vita...
- Abbiamo qui la persona che pu informarti su
quanto ti  utile: la fidanzata dell'uomo che doveva
uccidermi ed  fuggita dal castello per cercare il suo
amante scomparso.
- Oh si! Quella povera ragazza atterrita e in lacrime
che si nascondeva nei cespugli. Parler volentieri
con lei.
- Bene. Saprai dalla sua voce quale nido di serpi sia
diventato il mio castello. Poi elaboreremo insieme un
piano perch tu possa entrare l dentro e uscirne sano
e salvo. Bada,  un compito difficile e pericoloso quello che ti affido.
Edburga condusse l'uomo in cucina e fece chiamare
la ragazza. Ordin di servir loro un abbondante
spuntino che Edgar aggred con l'appetito di un giovane
pieno di vita. Vedendo che la fanciulla non mangiava
e lo guardava con alquanta diffidenza, la incoraggi:
- Su, mangia qualcosa, ti far bene. Lo stomaco, sorella
mia,  parte importante del corpo e sede dell'istinto
vitale -. E cos dicendo tagliava un pezzetto di arrosto
e glielo metteva su una fetta di pane. - Non so
ancora il tuo nome...
La fanciulla, allungando timidamente la mano al cibo
e guardando Edgar con un pallido sorriso, disse:
- Mi chiamo Etti.
- Benissimo, Etti, - intervenne Edburga, - questo
giovanotto che mangia con te si chiama Edgar. Prendi
esempio da lui, sazia l'appetito e poi venite insieme
nel mio studio.
Fecero come aveva ordinato la padrona di casa, e
poco dopo sedevano tutti e due davanti a lei.
- Etti, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Sei disposta
a collaborare con noi?
La ragazza accenn di s con il capo. La signora riprese:
- Dovresti fornire a Edgar tutte le informazioni che
ti chieder, sul castello, la gente che ci abita, i servi.
Dirgli come ci si vive, ci si difende, quanti sono gli armigeri,
se lo sai, insomma tutto quel che riguarda l'attuale
signore e la sua corte.
- Io il signor conte non l'ho mai visto, ma so cosa
ne dicono gli altri servi.
E raccont ci che conosceva della vita nel castello
e delle abitudini dei signori.
- Etti, ti regge il cuore di tornarci? - chiese Edgar.
E, al silenzio inorridito di lei, aggiunse:
- Non da sola, con me, s'intende.
Etti riflett a lungo, poi rispose:
- Certo, desidero molto riabbracciare i miei genitori,
che mi credono sicuramente morta. Ma poi che
accadr? Che cosa devo fare?
- Lasciami riflettere. Devo escogitare un piano, e
poi ti dir. Intanto pensa che potrai rivedere i tuoi,
raccontare della fuga per cercare il tuo innamorato,
della sua morte, piangere insieme a loro e consolarvi
come potete. Ma non devi far parola di questo Ricetto
n di me. Hai capito bene? Prometti!
- Prometto. Ma io non voglio rimanere nel castello
a far la serva a quella gente malvagia. Voglio tornare
qui a lavorare come una donna libera. So fare di tutto,
lavare i panni, coltivare l'orto...
Edgar la guard sorridendo:
- Quando avr compiuto la mia missione, se sar
ancora vivo, verr a prenderti e ti condurr con me.
Ora devo inventare qualcosa. A presto, Etti.

 CAPITOLO 14.
I DUE GOBBETTI

Qualche giorno dopo giungevano al castello due
viandanti sconosciuti: una donnetta gobba con una
pezzuola in testa, che sosteneva a fatica un vecchio pure
gobbo, il quale si appoggiava dall'altro lato a un lungo
bastone. Chiedevano ricovero per la notte sopraggiungente,
un pezzo di pane, e acqua per dissetarsi.
Gli armigeri di guardia, dopo essersi accertati che
non fossero lebbrosi e la pezzuola non nascondesse un
giovanotto travestito da vecchia, li lasciarono passare
e indicarono loro il fienile. Qualcuno, dissero, sarebbe
andato a portargli pane e acqua. E cos avvenne.
L'indomani, quando fu abbassato il ponte levatoio,
l'uomo che and a cercarli per rimetterli sulla strada,
trov solo la brocca. I due gobbetti erano spariti. Si
chiese se dovesse dare l'allarme, ma poi si limit ad avvertire
quelli del posto di guardia. Il capo fece una gran
risata:
- Due vecchietti che si reggevano a mala pena sostenendosi
l'uno con l'altro? Che possono mai combinare
? Se li vedete spianategli la gobba a legnate e buttateli
fuori! Ad ogni modo, - aggiunse dopo aver riflettuto,
- se li trovate portateli qui che li far pentire
di non averci neanche ringraziati. Che diamine! Un
po' di educazione!
Nessuno per vide in giro i due gobbetti, n quel
giorno n mai. La loro storia fece il giro della servit,
se ne parl come di apparizione misteriosa, ma presto
tutto fu dimenticato.
Invece i due vecchietti sedevano nella capanna dei
genitori di Etti, ma non erano pi gobbi: si erano tolti
il fagotto di paglia avvolto in uno straccio che portavano
sulle spalle, si erano ripuliti la faccia dalle tracce
di carbone con cui Edgar aveva segnato inesistenti
rughe, e i due poveri genitori avevano potuto riabbracciare
la figlia che credevano perduta.
Asciugate le lacrime, la ragazza aveva raccontato come
nella sua fuga alla ricerca dell'innamorato si fosse
perduta, e fosse stata salvata da quel gentile signore
che ora sedeva nella capanna con loro. Raccont come
il suo innamorato fosse scomparso nella missione affidata
a lui e ad altri due armigeri dal conte, e lei non
ne avesse trovato traccia. Mentre parlava il viso le si
era inondato di lacrime, che la madre cerc di asciugare
con la mano. Dopo un ultimo singhiozzo preg i
genitori di ospitare segretamente il suo salvatore, che
sarebbe ripartito non appena in forze.
- Mi raccomando, - sussurr ai genitori, - non fate
parola con nessuno della sua presenza qui: sapete
com' sospettoso il padrone e quanto poco ci metterebbe
per mandarlo a morte.
I due vecchi promisero, felici del ritorno della figlia,
e si prepararono a uscire per il lavoro nei campi,
perch il cielo gi s'ingrigiva della prima luce. Portavano
con s del pane e una fiaschetta di birra per il loro
pranzo, e avvertirono che sarebbero tornati dopo il
calar del sole. Si affrettarono al suono del corno del
soprastante, che radunava i servi per assegnare a ciascuno
la sua fatica.
Rimasti soli, Etti ed Edgar mangiarono in fretta
quanto la madre aveva lasciato loro per colazione e ricapitolarono
i punti del piano:
- Etti, ricordi qual  la prima mossa da fare?
- S, andare nella stanza dove solitamente stanno
gli egiziani.
- No, non avevamo stabilito cos. Qualcuno potrebbe
riconoscerti. Devi solo indicarmi la strada per
raggiungere il luogo dove gli schiavi sono tenuti prigionieri.
- Non lo troveresti mai, Edgar. Ma io conosco un
passaggio segreto che mi aveva insegnato il mio innamorato
perch andassi da lui quando gli altri due non
c'erano. E un cunicolo sotterraneo che usavano quando
dovevano uscire per una missione ordinata dal conte.
Solo loro lo conoscono, e i fedelissimi del padrone.
E io, naturalmente. Andiamo, seguimi.
Cos dicendo socchiuse l'uscio della capanna e sbirci
a destra e a sinistra.
- Vieni, non c' nessuno. I servi sono tutti al lavoro
e gli armigeri al loro posto di guardia.
Mettendosi il dito indice sulle labbra a intimare silenzio,
prese per mano il suo compagno e s'avvi. Percorsero
un tratto di sterrato lungo il quale si aprivano
gli usci delle capanne dei servi. Tutte uguali e deserte.
Una porta si distingueva, ma solo a un occhio esercitato,
perch pi solida delle altre. La spinsero e si
trovarono di fronte a una scala scavata nella terra che
scendeva nel sottosuolo. Ai piedi della scala, nel buio
pi completo, correva il cunicolo di cui aveva parlato
Etti. Camminarono tenendosi per mano fino a un'altra
scala, che li riport al livello del suolo. In cima c'era
una porta, sotto la quale passava un filo di luce. Etti
buss tre volte e la porta si apr.
-Etti! Finalmente sei tornata! Hai notizie di Caled?
Dopo aver sbattuto ripetutamente le palpebre disabituate
alla luce, la ragazza ravvis il volto dell'uomo
che aveva di fronte:
- L'hanno ucciso, Nader! L'hanno ucciso come un
cane, - disse trattenendo a fatica i singulti. - Quest'uomo
che mi accompagna ha trovato il cadavere e
mi ha consegnato il suo gioiello.
E mostrava il piccolo scarabeo di pietra azzurra
aprendo il palmo della mano che prima teneva chiusa
a pugno.
- Venite dentro, il mio compagno  a caccia con gli
uomini del padrone. Non torner prima di sera.
Li fece entrare in una stanza quadrata con tre panche
ai lati liberi, che evidentemente servivano da letto
ai tre schiavi. Si sedettero fuori dalla luce della finestra,
in modo che chi passava non li potesse vedere.
La finestra era protetta da solide sbarre.
- Povero Caled! Era il migliore di noi tre, e forse
avrebbe trovato il modo di farci fuggire da questa prigione.
Ma quando  stato scelto per quella missione
ordinata dal padrone, lui solo accompagnato da armigeri
tra i pi fedeli, ho capito che non si trattava di
una normale caccia, e ho avuto subito dei sospetti. Ditemi
com' andata, se sapete qualcosa di questa storia
orrenda. Come si chiama il tuo compagno?
- Si chiama Edgar. Te l'ho detto,  stato lui a trovare
il suo corpo in fondo a una forra.
- Non  andata proprio cos, - intervenne l'uomo.
- Io e i miei compagni stavamo cercando il nostro capo,
che era uscito a caccia e non era pi tornato. L'abbiamo
trovato esanime tra i cespugli, trafitto da una
freccia di fattura orientale.
- Una delle nostre. Quando l'uomo del conte ci ha
comprati, al mercato come bestie, pagandoci molti,
molti marchi, avevamo per corredo archi e frecce.
Quelle armi orientali che, scoccate da un buon arciere,
non perdonano. E Caled era un ottimo arciere, il
migliore di tutti noi. Per il vostro capo non c'era speranza:
se voleva ucciderlo l'avrebbe ucciso.
- Infatti, - ammise Edgar. - Ma forse non voleva
uccidere. Ci siamo subito messi in cerca di una traccia
per capire chi l'avesse colpito e perch. Abbiamo visto
in fondo alla forra qualcosa di chiaro e abbiamo
trovato sul sentiero una grossa pietra insanguinata.
Con grande fatica abbiamo recuperato il corpo, che
era nudo, ma aveva quella pietra azzurra legata al polso.
Ed Etti l'ha riconosciuta come il gioiello del suo
innamorato.
- Quello scarabeo rappresentava il suo stato nella
societ. Povero Caled! Era un principe e ne hanno fatto
un assassino.
Mentre l'egiziano dava sfogo al suo dolore, si udirono
dei passi nel corridoio. Velocissima Etti prese per
mano il suo compagno e usc per la porticina da cui
erano entrati. Si fermarono dietro la soglia e udirono
lo sferragliare di un pesante chiavistello e il rumore
secco di un paletto di ferro che veniva fatto scorrere
nella sua sede. Poi, una voce forte e autoritaria che diceva:
- Non si sono trovate tracce del vostro amico Caled.
Certamente ha tentato la fuga e si  perso nella
foresta. A quest'ora sar morto, divorato da belve feroci,
o  caduto in qualche precipizio. Meglio per lui,
perch se lo ritrovassimo vivo saremmo pi spietati dei
lupi.

 CAPITOLO 15.
IL COMPLOTTO.

I due, che si erano fermati dietro l'uscio, colsero distintamente
quelle parole, e rabbrividirono. Quando
gli armigeri del conte se ne furono andati, ed ebbero
richiuso la porta con paletto e chiavistello, Nader apr
silenziosamente l'usciolo e li fece entrare.
- Come mai - chiese Edgar - se vi tengono prigionieri
qui dentro e chiudono con il catenaccio quella porta,
lasciano aperto questo usciolo da cui siamo entrati noi?
- Perch di qui non si pu fuggire. Si pu accedere
solo al corridoio da cui siete venuti, alle abitazioni dei
servi, ma lo sbocco all'aperto  impedito da una porta
di ferro che si apre solo dall'esterno.
- E da questo carcere vi fanno uscire solo per compiere
imprese ordinate dal conte?
- S. Di solito ci mandano in due, sempre accompagnati
da armigeri. Solo per Caled non hanno voluto
uno di noi e questo ci ha insospettiti. Quando abbiamo
visto che gli consegnavano il suo arco e la faretra
abbiamo capito che si trattava di un agguato e
abbiamo temuto per la sua sorte. Non avendolo visto
tornare eravamo ormai certi che fosse morto. Ed ora
avete udito anche voi la menzogna con cui cercano
d'infangare la sua memoria. Mi turba soprattutto che
non abbia avuto sepoltura.
- No, - intervenne Etti, - Edgar e i suoi compagni
hanno avuto cura di seppellirlo come si conviene a un
uomo.
- Grazie, - rispose l'egiziano, - questo almeno mi
consola. Come posso ricambiare il vostro favore?
- Forse ho proprio bisogno del vostro aiuto. Il mio
signore mi ha mandato qui con un compito preciso: devo
consegnare al conte Mangolt questo anello -. E poneva
nella mano dell'altro l'oggetto con lo stemma di
famiglia. -  la prova che il vero conte, quello a cui
Mangolt ha usurpato feudo e titolo,  morto.
E raccont all'egiziano la storia dell'assassinio del
padre ordito dal fratello minore ai danni del legittimo
erede, costretto poi per questo a farsi bandito.
L'uomo ascolt attentamente senza fare domande.
Alla fine disse:
- Sapevo che il conte Mangolt  un malvagio, ma
che arrivasse a far uccidere il padre per incolparne il
fratello, questo non l'avrei mai potuto immaginare.
Se volete vendetta, sono a vostra disposizione, in tutto
quello che posso. Garantisco anche per il mio compagno.
- Il mio signore non vuole vendetta. Chiede solo
che io consegni a chi gli ha fatto tanto male, e lo vuole
morto, il sigillo di famiglia. Se in questo potete aiutarmi
ve ne sar grato.
L'egiziano riflett a lungo:
- Bisognerebbe trovare qualcuno che abbia accesso
al conte, qualcuno di cui si fidi. Non sono molte le persone
che hanno questo privilegio. E questo coraggio.
- Io l'ho, - intervenne Edgar, - ma sono uno sconosciuto.
Il conte non mi riceverebbe mai. Non potreste
parlare voi al capo degli armigeri che  venuto poco fa?
-  un uomo superbo e crudele. E noi siamo schiavi
comprati.
- Potreste dirgli che nel castello si nasconde un povero
vecchio che ha una notizia preziosa per il signor
conte...
- E dove si nasconderebbe?
- Nella capanna di Etti -. Poi, rivolto alla ragazza:
- Tu sei pronta a riprendere il tuo lavoro nei campi come
se nulla fosse accaduto? Pensi che qualcuno abbia
notato la tua fuga?
- Credo di no, tranne i miei genitori e quelli che lavorano
con loro. Ma nessuno l'ha denunciata: tutti
sanno che un fuggiasco che venga ripreso pu essere
condannato a morte.
- E il soprastante? Lui avr certo notato che non
andavi al lavoro.
- I miei gli hanno detto che ero malata.
- Bene. Nader, parlate dunque con il capo degli arcieri
quando ricondurr il vostro compagno. Io domani
li aspetter nella capanna di Etti, e dir che mi ero
nascosto li perch l'avevo trovata vuota. Ditegli che
l troveranno un vecchio carbonaio che ha una
notizia di capitale importanza per il signor conte. Ma
pu riferirla solo a lui. Non fate parola dell'anello: me
lo prenderebbero e mi ucciderebbero di certo. E io non
potrei compiere la mia missione.

 CAPITOLO 16.
TRIONFO DELL'INFAMIA.

L'indomani all'ora di pranzo due armigeri spalancavano
l'uscio privo di chiusura della capanna di Etti
e trovavano un vecchio addormentato su una panca.
Lo svegliarono con un calcio e quello, che stava voltato
verso il muro, si gir mostrando un viso solcato da
rughe nerastre e una spalla storta.
- Chi sei? - gli chiese quello che pareva il capo.
- Sono un carbonaio, - rispose il vecchio, - girando
per questi boschi sono capitato al castello: il ponte
levatoio era abbassato, la porta sguarnita, e sono entrato
per riposare un poco. Devo essermi addormentato.
Sono molto vecchio...
- Ci  stato riferito che hai parlato con uno dei nostri
schiavi e gli hai annunciato una notizia molto importante
per il signor conte. Di che si tratta?
- Oh!  cosa riservatissima. Il signor conte si
arrabbierebbe molto se la riferissi ad altri. Devo parlare
solo con lui. Questo  il castello del conte Mangolt,
vero? L'ho riconosciuto perch sono venuto a vendere
il mio carbone qui tanti anni fa...
- Tu chiacchieri troppo, vecchio. Sei sicuro che il
messaggio che devi riferire al conte sia veramente
importante? Bada che se  un trucco per arrivare fino
a lui e chiedergli l'elemosina, ti far buttar fuori
a legnate fino a raddrizzarti quella ridicola spalla.
- Eh, figliuoli, Dio d e Dio toglie. A me ha dato
la spalla storta e ha tolto tutto il resto. Che potevo fare
? Me la sono dovuta tenere.
- Smettila di cianciare e vieni con noi. Il conte ti
aspetta.
- Oh, che gentile, - disse il vecchio alzandosi faticosamente
dalla panca, - chiss che non mi dia qualcosa
da mangiare...
Ridendo sgangheratamente lo spinsero fuori nel corridoio
e si avviarono alla residenza del conte. I due
non perdevano intanto l'occasione per divertirsi alle
spalle della loro vittima:
- Certo, vedrai che ti offrir un cosciotto di agnello appena tolto dallo spiedo, tutto sgocciolante di grasso
e bello caldo!
- Non mi par vero! Sono anni che non mangio un
boccone di agnello!
- Certo! E salsicce di porco affumicate nei nostri
camini! Sentirai che sapore! Sono famose per la loro
squisitezza.
- Ma che signore generoso! Mi pare gi di sentire
in bocca il saporino di queste prelibatezze. Sapete
quanta fame deve patire un povero carbonaio, malgrado
il suo lavoro...
Mentre Edgar parlava da vecchio rimbambito, osservava
attentamente il cammino per poterlo ripercorrere
in caso di necessit.
Il buio cunicolo si andava allargando a poco a poco,
fino a sfociare e interrompersi davanti a una porta
chiusa. Il capo della spedizione buss dicendo il suo
nome, e si ud un catenaccio scorrere dall'altra parte.
- Che bella sala! - esclam il vecchio sbattendo le
palpebre alla luce che improvvisamente fer i suoi occhi:
l'ambiente era infatti illuminato da grandi bifore
esposte a mezzogiorno, dalle quali irrompeva il sole di
una giornata serena. Erano entrati negli appartamenti
del signore. Di l furono introdotti in un salone meno
ampio ma riccamente arredato, dove a un lungo tavolo
imbandito sedevano, dal lato accosto al muro,
dame e cavalieri intenti a banchettare. I valletti servivano
vino e cibi dal lato sgombro, attenti ad ogni
cenno dei convitati, pronti a soddisfare anche richieste
non espresse.
Al centro dei banchettanti si poteva distinguere il
conte Mangolt, per il maggior sfarzo dell'abbigliamento
e per la libert che si prendeva con le signore che gli
sedevano ai lati. Dame, non si sarebbero potute definire,
perch le loro sguaiate reazioni agli approcci del
padrone di casa le rivelavano piuttosto per puttane.
Quando il conte vide entrare gli armigeri con il vecchio
storto che lui stesso aveva convocato per quel preciso
momento, distolse la mano dalla scollatura di una
delle sue vicine e, tenendo con l'altra il calice da cui
stava bevendo, esclam:
- Benvenuti, signori! Questo  il gentiluomo di cui
mi avete annunciato la visita? Spero che voglia accettare
un calice del mio vino, se non  abituato a bere
solo vino di Cipro!
Tutti i presenti risero a quell'uscita del padrone di
casa, mentre il vecchio veniva spinto vicino al tavolo
e fatto sedere di fronte al conte.
- Mi hanno detto che hai un messaggio importante
per me. Parla.
- Signore, io faccio il carbonaio...
- Bellissimo mestiere! Chiss quante ricchezze hai
accumulato, - lo derise suscitando applausi e ilarit nel
suo pubblico.
- Non proprio, anzi sono poverissimo. Ma il mio
mestiere mi consente di vagare per queste foreste alla
ricerca di un luogo adatto per accendere il mio fuoco
e trasformare la legna in carbone. Ci vuole pazienza,
perch...
- Non m'interessa. Hai interrotto il mio pranzo e
quello dei miei ospiti. Dimmi quello che hai da dirmi
e lasciaci mangiare in pace.
- Volevo dirvi, Signore, che percorrendo un sentiero
in un bosco di querce, molto lontano da qui, ho
trovato un uomo morto di una ferita alla schiena, precisamente
alla parte sinistra.
Il conte Mangolt balz in piedi infuriato:
- Perch vieni a raccontare a me, proprio a me, questa
storia? Le foreste sono piene di cadaveri! Che ho
da spartire io col tuo morto? Parla in fretta, straccione,
e levati dai piedi prima che ti faccia buttar fuori a
calci dai miei servi!
Il vecchio lo guard impassibile, poi, estraendo dai
cenci che gli coprivano il petto un piccolo involto che
porse al padrone di casa, disse lentamente:
- Il mio morto portava questo anello al dito indice
della mano sinistra.
Il conte sciolse il cencio e si trov in mano l'anello
con lo stemma di famiglia. Impallid e si sedette sulla
poltrona da cui si era appena alzato. Dopo qualche
tempo, ripresosi dal turbamento che aveva fatto ammutolire
tutta la tavolata, domand con voce incerta:
- Vecchio, come sai che questo  lo stemma della
mia famiglia?
- Ho visto lo scudo con la ghianda scolpito sopra
l'entrata del castello quando sono venuto a vendere il
carbone, tanto tempo fa. Per questo ho voluto portarvelo.
Forse voi sapete che cosa significa...
Il conte trasse un lungo sospiro, poi con falsa tristezza
disse:
- Significa che il mio miserabile fratello, divenuto
bandito per sfuggire alla giusta pena che l'attendeva
per aver avvelenato nostro padre,  morto. Dio ha fatto
giustizia. Ol! Servite vino e carne a quest'uomo,
latore di una grande notizia: questa terra e il mondo
intero sono stati liberati dalla minaccia di un pericoloso
assassino! Signori, - continu alzandosi in piedi
e mostrando in giro l'anello, - questo  il sigillo comitale
della mia famiglia, che un fratello parricida aveva
portato con s nella fuga e nell'infamia. Questa  la
prova che la giustizia divina trionfa sempre sull'esercito
del male. Esultate con me! Il bene ha sconfitto il
male nella persona del mio malvagio fratello, e il sigillo  tornato a me, unico legittimo proprietario!
Il delirante discorso dell'usurpatore fu accolto da
un coro di consensi. Solo un vecchio servitore, in un
angolo, aveva ascoltato in silenzio senza unirsi all'altrui
entusiasmo.
 
CAPITOLO 17.
MISSIONE COMPIUTA.

Il vecchio fu ricondotto nella capanna di Etti, deserta
perch i servi erano ancora al lavoro nei campi.
- Il mio Signore nella sua generosit ti fa sapere che
sarai adeguatamente compensato per il tuo gesto. Resta
qui e avrai di che essere contento al di l dei tuoi
desideri.
L'armigero se ne and sghignazzando: sapeva bene
che il vecchio sarebbe stato compensato in tutt'altra
maniera. Conosceva l'animo del suo padrone.
Anche Edgar non aveva dubbi che il compenso sarebbe
stato per lui la morte. Si affrett a togliersi la paglia
dalla spalla e a bruciarla nel camino dove sempre qualche
brace ardeva sotto la cenere. Stava guardando quel
fuoco pensando a come uscire dal castello per sfuggire
alla trappola che certamente gli stava tendendo il perfido
Mangolt, quando ud un lieve tocco all'uscio.
Si gir di scatto: rimase stupito vedendo uno sconosciuto
dal volto onesto. Anche quell'uomo rest senza
parole non trovandosi di fronte il vecchio con la
spalla storta, ma un giovane slanciato che portava ancora
sul viso tracce di carbone. Dopo un attimo di sorpresa,
rise:
- Dovevo aspettarmelo! Signore, non so chi siete,
ma certo un maestro del trucco. Per adesso dobbiamo
sbrigarci: il compenso promesso dal conte non 
certo nulla di buono. Le sue parole dicono sempre il
falso. Sono qui per aiutarvi a fuggire.
- Il vostro aiuto  provvidenziale: non sapevo come
passare tra le guardie al portone. Avete gi un piano?
- Non proprio. Ma il cambiamento del vostro aspetto
facilita l'impresa. Tenete, - disse porgendogli una
pezzuola, - pulitevi il viso e andiamo -. E lo trascinava
fuori della capanna.
Ripercorsero cautamente il cammino tra le abitazioni
dei servi e si diressero verso il ponte levatoio.
- Passiamo dalla cappella, dove potrete lavarvi la
faccia con l'acqua benedetta, se volete.
Introdusse Edgar in una cappelletta illuminata da
pochi ceri sull'altare e gli fece strada.
- Quell'acqua dev'essere veramente benedetta, -
comment poco dopo, - se ha compiuto il miracolo di
trasformare un vecchio rugoso in un bel giovanotto.
Venite: usciremo dal ponte levatoio come due amici.
Qui tutti mi conoscono, e voi potete essere un fornitore
venuto per il banchetto del conte. Per fortuna oggi
al castello  giorno di baldoria e nessuno  in grado
di controllare chi entra e chi esce.
Le cose andarono come previsto, e i due giunsero a
una breve radura davanti alla foresta. Qui si soffermarono,
continuando a chiacchierare tranquillamente,
prima di accomiatarsi:
- Vi ringrazio molto, - diceva Edgar al vecchio.
- Mi avete risolto il problema di uscire dal castello.
Conoscete una ragazza che si chiama Etti?
- S, l'innamorata dell'egiziano scomparso. Chiss
che ne  di quel poveraccio!
-  stato ucciso per ordine del padrone. Da quegli
stessi armigeri che l'hanno accompagnato a compiere
la sua sciagurata missione.
Il vecchio scosse la testa:
- Perch avete riportato l'anello all'usurpatore?
Quell'uomo si  macchiato di parricidio e di fratricidio.
- Conosco tutta la storia, - lo interruppe Edgar.
- Ma il mio signore non  morto, l'egiziano non ha voluto
ucciderlo, lo ha solo ferito e ora sta bene.
- Sia ringraziato Dio! Allora il conte Robert  vivo!
C' qualcuno che si occupa di lui?
- S. E curato con tutto l'amore che pu dargli una
sposa fedele. Per questo vuole che l'usurpatore si convinca
che  morto e lo lasci in pace. Ho una preghiera:
nella mia impresa mi ha aiutato Etti, che voi conoscete.
 una brava ragazza e molto coraggiosa. Volete
salutarla da parte mia e dirle che sono salvo e, in
un modo o nell'altro, verr a prenderla? Se potr. E
ora addio!
E, baciata la mano al vecchio, s'inoltr di buon passo
nella foresta che lo accolse nella sua fitta ombra materna.

 CAPITOLO 18.
IL CONTE ROBERT.

Arriv al Ricetto dopo ore di marcia, con il passo
di chi  avvezzo a percorrere sentieri impervi e spesso
scoscesi. Nella solitudine del cammino ripensava a
quanto aveva potuto capire della vita di quel castello,
dove un tempo l'esistenza doveva trascorrere in pace
e giustizia. Ora i contadini vivevano in miseria, forse
non avevano neppure di che sfamarsi, e la corte nel
lusso pi sfrenato. Lo aveva colpito soprattutto la presenza
di schiavi, costretti a fare cose che ripugnavano
alla loro coscienza, senz'ltra prospettiva che di essere
ammazzati dopo aver compiuto i delitti imposti.
E Etti? Non aveva potuto neppure salutarla, dopo
che lo aveva cos validamente aiutato! E quel vecchio
onesto che lo aveva messo in salvo? Sarebbe sfuggito
al sospetto di aver favorito la sua fuga?
A un tratto si ferm sul sentiero. Come aveva chiamato,
quel vecchio, Adam, il capo degli uomini della
foresta? Dovette ripensarci a lungo, perch quel nome
lui non lo aveva mai udito prima. Ah, ecco si! Ora
si ricordava: conte Robert!
Immerso nei suoi pensieri giunse al Ricetto quando
le ombre del crepuscolo erano ormai state cancellate
dal buio della notte. Tir la corda della campanella e
subito fu accolto con esclamazioni di gioia. Fu introdotto
alla presenza di Edburga che era al capezzale del
marito, s'inchin, le baci la mano, e in piedi a capo
del letto esclam:
- Missione compiuta, conte Robert!
E tacque godendosi lo stupore dei suoi ospiti. La
prima a riprendere padronanza di s fu Edburga:
- Come hai saputo il vero nome di Adam?
- Da un onesto vecchio che mi ha aiutato a fuggire.
Perch vostro fratello, sire Robert, come ringraziamento
per aver avuto da me l'anello con il sigillo,
dopo avermi pubblicamente lodato e promesso un lauto
compenso, aveva dato ordine d'uccidermi. Quell'anziano
servitore, che conosceva tutta la vostra storia,
la vera storia, vi ha chiamato conte Robert. E
io nella fretta mi sono dimenticato di chiedergli il suo
nome.
Il ferito, che quando si era sentito chiamare con un
nome da tempo dimenticato si era rialzato con il busto
sui cuscini, guard Edgar in silenzio per qualche
istante, poi ricadde con un sospiro e disse:
- Grazie, amico. So che hai corso un grave pericolo per me, e sono contento di rivederti sano e salvo.
Ma avrei preferito che non rinnovassi il ricordo del
mio passato ormai lontano e faticosamente cancellato
dalla mia mente.
- Perdonate, signore, ma se voi vedeste come si vive
nel castello sotto il governo dell'infame che ha preso
il vostro posto, come dignit, giustizia e onore vengano
calpestati, come ogni giorno si compiano soprusi
e delitti, mentre i contadini sono trattati da schiavi
e muoiono di fame... E restituire l'anello all'usurpatore
significa legittimare il suo potere...
- Hai ragione, Edgar. Il tuo rimprovero  giusto.
Ma ho creduto bene agire cos per allontanare ogni pericolo
da me e dalla mia famiglia.
Intervenne Edburga, prendendo per mano il giovane:
- Vieni, Edgar, andiamo in cucina. Hai bisogno di
mangiare e riposare. Domani, quando l'eccitazione
dell'avventura sar sopita da un buon sonno, ci racconterai
tutto. Come sta la nostra piccola Etti?
- Bene, credo.  tornata con i suoi al solito lavoro
nei campi. Nessuno deve averne notato la fuga. Tranne
noi e i suoi genitori, naturalmente.
Lui non se ne accorse, ma al nome di Etti era arrossito
visibilmente.

 CAPITOLO 19.
I DUBBI DEL CONTE ROBERT.

L'indomani Edgar raccont tutta l'avventura: l'aiuto
prestatogli da Etti, il travestimento da gobbetti,
l'incontro con lo schiavo egiziano, la sua presentazione
al banchetto nelle vesti di vecchio carbonaio, la perversa
reazione di Mangolt alla vista dell'anello che lo
rassicurava della morte del fratello, la sua fuga dal castello
con l'aiuto del vecchio servitore. Tutto raccont,
alla presenza di Edburga e Adam che lo ascoltavano
sconvolti.
- Dunque, ribalta pubblicamente su di me le sue
colpe... - disse Adam.
- Signore, non dovreste permettere che eserciti cos
la sua malvagit, al punto da far uccidere le persone
delle quali si serve per le sue ribalderie. Pensate al
destino dell'infelice Caled che vi ha salvato la vita, a
quello che sarebbe accaduto a me se avessi creduto alle
sue lusinghe e non fossi stato aiutato da quel vecchio
di cui ignoro il nome...
- Si chiama Simone. A quel tempo era un uomo nel
fiore degli anni. Quando era vivo mio padre, era il soprastante
dei contadini, noto a tutti per la sua rettitudine.
Distribuiva lui stesso una volta alla settimana
quanto era necessario per vivere: farina, orzo, cipolle
e rape, secondo il numero dei famigliari. E lardo, birra
e cacio. Mio padre la domenica permetteva agli uomini
di andare a caccia, e lasciava loro le prede, da dividersi
secondo le esigenze delle varie famiglie. Cos
tutti avevano di che vivere ed erano contenti. Come
si comporta ora il soprastante?
- Li fa lavorare dall'alba al tramonto, anche i bambini
appena sono in grado di camminare da soli: i neonati
vengono allattati nei campi durante la breve pausa
per sfamarsi con quel poco pane portato da casa. Le
distribuzioni settimanali di lardo e farina sono ridotte
al minimo e il riposo domenicale a un'ora per la messa.
I contadini patiscono la fame e il soprastante si arricchisce
tenendo per s molti viveri assegnati alle famiglie.
Il conte rimase a lungo in silenzio. Poi disse amaramente:
- Non ho parole per esprimere il mio dolore, Edgar,
e quanto mi senta colpevole di questa situazione.
Ma che cosa potevo fare allora? E che cosa potrei fare
ora? Tu che sei pieno d'iniziative, dimmi, in quale
modo si pu aiutare quella povera gente?
- Non c' nulla da fare, signore, finch il potere 
nelle mani dei pi malvagi e spietati scelti da vostro
fratello. I contadini sono inermi e non osano neppure
esprimere le loro sofferenze perch il castello  pieno
di spie. Vostro fratello ama circondarsi di quella gente.
Inoltre ha ristabilito la pena di morte per chi si ribella,
o fugge e viene ripreso.
- Tu come hai avuto queste informazioni in cos
breve tempo?
- Da Etti, durante il nostro viaggio al castello, e dal
vecchio che mi ha aiutato a fuggire e che voi avete
chiamato Simone. Come governa il conte Mangolt l'ho
saputo dall'egiziano, amico del povero Caled, quello
che doveva uccidervi, il fidanzato di Etti.
Tacque a lungo, il conte Robert, nel tentativo di
placare il tumulto scatenato nel suo animo dalle rivelazioni
di Edgar. Poi rialz il capo e disse dolorosamente:
- Sapevo che mio fratello  maestro di menzogne,
ma che fosse sciagurato fino a questo punto non lo
avrei mai creduto. Abbandonare servitori e contadini
all'arbitrio di amministratori disonesti, che affamano
i poveri per arricchire se stessi, lasciare mano libera a
soprastanti senza scrupoli, avidi e crudeli, tramare assassini
e poi uccidere quelli che li compiono per suo
ordine... Povera gente mia! Mi sento colpevole di
averli abbandonati nelle mani di uno scellerato come
Mangolt!
La sofferenza dell'animo a questo punto vinse le forze
del corpo, e il ferito si abbatt di schianto sul letto.
Poi con voce flebile mormor:
- Ma che cosa potevo fare al tempo dell'assassinio
di mio padre? Quando tutte le apparenze erano contro
di me? La stessa persona che ti ha aiutato a fuggire
salvandoti la vita, il vecchio Simone, mi convinse a
sottrarmi al processo con la fuga. Troppo bene aveva
architettato l'inganno mio fratello, e troppo ovvie erano
le sue accuse.
Fece una lunga pausa, poi riprese:
- In seguito non ho pensato ad altro che a difendere
quel tanto di felicit che la sventura mi aveva concesso...
e non era poca per me, ma una grande, grandissima
felicit. E dovevo custodirla, proteggerla da
ogni insidia. Hai visto tu stesso che le mie precauzioni
non erano inutili.
Chiuse gli occhi prostrato dalla fatica e dal dolore.
Tese una mano e trov quella della sua donna: la strinse
con la poca forza che gli rimaneva. Edgar rispett
il silenzio imposto da quel gesto.
Quando Edburga senti la stretta allentarsi, liber la
sua mano e fece cenno all'uomo di uscire con lei dalla
stanza del ferito, che sembrava esser stato vinto dal
sonno.

 CAPITOLO 20.
NELLO STUDIOLO DI EDBURGA.

- Forse il conte non doveva restituire al fratello
usurpatore il sigillo di famiglia, - rifletteva Edgar seduto
di fronte alla donna.
- Puoi avere ragione. Ma non credere che sia stata
una decisione improvvisa, dettata dall'attentato subito.
Ne abbiamo parlato a lungo, fin da quando  nato
nostro figlio. Volevamo sottrarlo a ogni pericolo, volevamo
che non sapesse neppure di quale sopruso fosse
vittima, in quale atmosfera di violenza fosse venuto
al mondo. Per questo lo abbiamo allontanato dal
Ricetto facendolo educare in un vicino convento, e
poi l'abbiamo affidato a Guilbert e Hadlaub perch
lo portassero con loro a Zurigo, sotto la protezione di
messer Manesse. Credi che ci sia costato poco separarci
da nostro figlio? Ma eravamo convinti che solo
ignorando la realt della sua origine sarebbe stato felice.
- E lo  stato, fino a quando, venuto qui per rifornire
di pergamene il laboratorio, ha scoperto di colpo,
nel modo pi drammatico, tutta la verit. E ne  rimasto
sconvolto. Come se il velo che gli nascondeva
la realt si fosse squarciato d'un tratto.
- Hai detto bene, Edgar. Ci eravamo illusi che si potesse
vivere senza conoscere il mondo in cui viviamo.
- Ora che fa Gerard? - chiese l'uomo dopo lungo
silenzio. - Avete sue notizie?
- Abbiamo mandato un messaggero a Zurigo, ai signori
Manesse. Il ragazzo ha ripreso il suo lavoro nelloscrittorio, ma non  pi quello di prima. Tempesta
di domande il povero Guilbert, lo rimprovera di avergli
tenuto nascosto tutto quello che sapeva della vita
di suo padre, e il pover'uomo non sa cosa rispondere.
Quando  arrivato il nostro messaggero con una lettera
di suo padre, scritta con mano incerta e tremante,
si  un po' rassicurato sulla sua salute, ma ha cominciato
a tormentarsi sul perch dell'aggressione, sull'autore
del misfatto. Temo che non si potr pi tenerlo
all'oscuro di tutto.
- Lo penso anch'io. Ma come potrebbe reagire un
giovane impetuoso alla grande ingiustizia fatta al padre,
e quindi anche a lui?
- Questo mi spaventa. Forse  meglio che non conosca,
almeno per ora, tutta la verit. D'altronde Guilbert
pu fingere di non conoscerla neppure lui. Aspettiamo
che Adam stia meglio, e poi decideremo con lui
come comportarci. Edgar, non mi sono mai trovata in
tanto affanno. E questo  niente di fronte a quello che
deve provare il mio sposo...
In quel momento venne una delle donne che curavano
il ferito ad annunciare che egli voleva parlare con
loro. Che andassero da lui entrambi.
Lo trovarono appoggiato ai cuscini, con lo sguardo
sereno di chi ha superato una crisi:
- Senza il sigillo di famiglia non posso pi dimostrare
chi sono. Ma almeno ora sappiamo in quali condizioni
si vive al castello, e questo mi dimostra che la
mia inerzia  colpevole. Non so come si possa agire per
evitare, o ridurre al minimo, violenze e spargimento
di sangue. Tra tutti e tre dobbiamo escogitare qualcosa.
Vi invito, e mi rivolgo soprattutto a te, Edgar, a
cercare una soluzione, la pi rapida e la meno cruenta
possibile...
- Ci penser, signore, ma confesso che non ho nessuna
idea in testa.
- Chiss, forse un avvenimento imprevisto pu
aprirci una strada che in questo momento non intravvediamo
neppure, - concluse Edburga. - Per ora l'importante
 che Adam si rimetta in forze -. E cos dicendo
gli rimboccava le coltri del letto.

 CAPITOLO 21.
L'AVVENIMENTO IMPREVISTO.

L'imprevisto accadde di l a due giorni. Giunsero al
Ricetto, inattesi, Gerard e Guilbert. Contro l'espresso
divieto dei genitori, Gerard non aveva potuto resistere
al desiderio di rivedere il padre, che aveva lasciato
ancora molto sofferente. E Guilbert, dopo aver
tentato invano di dissuaderlo, non aveva potuto far altro
che seguirlo.
- Non  saggio quel che il ragazzo vuol fare, - aveva
osservato il vecchio Manesse, - ma lo capisco, e anch'io
farei la stessa cosa se fossi nei suoi panni. Abbiate
cura di lui, Guilbert, e che il Signore vi accompagni.
Non meno dolorosa era stata la loro partenza per
Hadlaub:
- Proprio adesso che la tua mano cominciava a tracciare
con sicurezza le curve del miniato... Ma non ti
posso biasimare, Gerard, tu hai la fortuna di avere un
padre, e hai ragione a volerlo rivedere in migliore salute.
Addio, e cercate di evitare i pericoli del viaggio.
Cos i due avventurosi erano partiti prima dell'alba,
avevano fatto un veloce spuntino alla locanda della
signora Blum ed erano giunti al Ricetto a notte fonda,
stanchi per la lunga cavalcata interrotta solo da
brevi pause per far riposare i cavalli.
Trovarono tutti gi coricati, tranne Edburga che vegliava
nella stanza del marito e, udendo la campanella,
si affacci alla finestra. Riconobbe i due cavalieri e
loro riconobbero lei. Mettendosi un dito sulle labbra
per far intendere che non facessero altro rumore, accenn
che sarebbe scesa lei ad aprire. Ma ormai la comunit
era in agitazione, quasi tutte le donne si erano
levate e correvano qua e l senza sapere che cosa fare.
Solo l'intervento della signora pose fine allo scompiglio
e riport la calma nella notte serena.
-  mio figlio con Guilbert, - disse. - Certamente
non ha resistito al desiderio di rivedere suo padre.
E scese con un lume fino al portone dove gi stava
indaffarata col paletto la sorella guardiana. Il ragazzo
si gett nelle braccia della madre e dalla sua agitazione
ella comprese che durante il viaggio doveva aver
fatto cattivi pensieri.
- Oh madre! Come sta?
- Calmati e vieni a salutarlo, vedrai coi tuoi occhi
che sta gi molto meglio. Salve, Guilbert. Avete fatto
buon viaggio?
- Signora, non sono riuscito a trattenerlo. Quando
si mette in testa qualcosa...
Intanto salivano alla stanza del ferito che, avendo
saputo dell'arrivo di Gerard, si era tirato a sedere sul
letto e ravviato i capelli con le mani. Ricevette il bacio
del ragazzo che subito pieg la testa sulla mano del
padre.
- Vedi, Gerard, sto bene e tra qualche giorno potr
alzarmi. Ma voi, - e salut con un sorriso Guilbert,
- perch avete fatto questa follia? Scommetto che siete
partiti da Zurigo questa mattina stessa.
- Signor conte, vi chiedo perdono. Ma vostro figlio
 talmente impetuoso che non sente ragioni...
- Non hai nulla da farti perdonare, Guilbert, conosco
questo ragazzo, - e cos dicendo gli andava carezzando
i capelli. - Vi racconteremo tutto, anche i recenti
sviluppi della situazione. Perch  accaduto qualcosa
di nuovo...
- Non ora, - intervenne decisa Edburga, - siete stanchi
e affamati. Venite in cucina, vi servir io qualcosa
da mangiare, poi vi ripulite un po' e andate a riposare.
Domani mattina parleremo a mente serena. Quello che
 accaduto in vostra assenza non  cosa grave.
Sollev il figlio dal letto del padre e condusse i viaggiatori
in cucina.
Il giorno dopo, di primo mattino quando ancora il
conte riposava, Edburga chiam i due giovani nel suo
studio e narr quello che era avvenuto dopo la loro
partenza. Gerard fu molto colpito quando seppe della
consegna del sigillo all'usurpatore.
- Perch mio padre ha fatto questo? Era l'unica prova
della sua origine e del suo stato sociale!
- L'ha fatto soprattutto per proteggere te, Gerard!
Cos Mangolt pensa che l'attentato ordito da lui  riuscito,
e a questo punto dovrebbe rinunciare ad altri
progetti infami. Soprattutto non deve sapere della tua
esistenza. Capisci, figliuolo?
- Vi capisco, madre. Ma come posso accettare questa
ingiustizia?
- Edgar vi ha detto come si vive ora nel castello? -
chiese Guilbert.
- Purtroppo. Vi regna l'arbitrio e il malgoverno pi
sfrenato. E questo ci turba pi di ogni altra cosa.
I contadini sono nella miseria, derubati di quel che spetta
loro, privati anche del riposo settimanale. Mentre il
conte Mangolt e la sua corte gozzovigliano nel lusso.
Ma cambiamo discorso: sento dei passi avvicinarsi...
Era vero: la porta si spalanc e apparve il conte Robert,
sorretto da una donna. Edburga si precipit a
prendere il posto dell'aiutante. Il figlio si avvicin e
gli baci la mano:
- Che gioia, padre, vedervi in piedi!
Anche Guilbert si avvicin con un inchino e fu lesto
a offrirgli un sedile con dei cuscini.
- Grazie, figliuoli! Sono contento di vedervi qui,
anche se la vostra presenza mi preoccupa -. Prese fiato
dopo essersi adagiato sui cuscini. - Vi ha detto Edburga
com' stato audace Edgar? E anche quella povera
ragazza, Etti... Senza di lei forse non sarebbe riuscito
nell'impresa.
- S, padre. Ci ha raccontato tutto, e anche dell'ingiustizia
e della malvagit che regna nel vostro castello.
- So che questo ti offende, come offende noi tutti.
Ma...
Il discorso del conte fu interrotto da rumori e voci
concitate provenienti dalla corte, cui fece seguito uno
scalpiccio frettoloso che si arrest davanti alla porta.
Si ud un colpo e l'uscio si aperse.
Apparve la sorella guardiana che annunci tutta affannata:
- Signora, ci sono fuori due uomini accompagnati
da quella ragazza che  stata trovata nella foresta e
ospitata qui per qualche giorno.

 CAPITOLO 22.
ALTRO ARRIVO IMPREVISTO.

- Etti! - esclam Edburga. - Fatela entrare, sorella.
Dev'essere accaduto qualcosa di grave al castello.
La ragazza entr ansimante come dopo una fuga, si
gett ai piedi della padrona di casa senza far caso agli
altri presenti e mormor:
- Vi chiedo scusa di turbare cos la vostra pace, signora!
Ma al castello stanno succedendo cose terribili.
Sono fuggita per portare in salvo i due compagni del
mio fidanzato, che corrono pericolo di morte e solo
qui possono essere al sicuro -. A questo punto le
manc la voce per l'affanno e la stanchezza.
- Chiamate i signori venuti con Etti, - ordin Edburga,
- sapremo da loro quali avvenimenti li hanno
spinti alla fuga. Sei d'accordo, Robert?
- Certo.  tempo che scopriamo quali nuove angherie
si preparano al castello dei miei antenati.
I due egiziani furono fatti entrare e apparvero in
tutta la loro virile bellezza. Dopo un attimo di esitazione
s'inchinarono, prima di fronte alla signora e poi
al signore. Agli altri rivolsero un saluto con un cenno
del capo. Poi tacquero in attesa di essere interrogati.
- Vi prego, diteci che cos' accaduto. Siamo ansiosi
di sapere, - disse il conte.
Uno di loro, evidentemente il pi autorevole, come
dimostrava il portamento, prese la parola:
- Signore, nel castello regna la rivolta. Il conte Mangolt
passa giorni e notti a gozzovigliare con le sue concubine,
quando esce dalle sue stanze  solo per chiedere
vivande e vino, e anche denari. I forzieri sono
vuoti, i soprastanti impongono corves e tributi ai contadini
gi esasperati dalla fame e dalle vessazioni. Alcuni
si sono ribellati e sono stati imprigionati in attesa
che noi li uccidiamo. I contadini lavorano tutto il
giorno nei campi, accudiscono il bestiame, ma non
hanno pi di che sfamarsi. I neonati piangono perch
le madri non sanno come nutrirli, i vecchi muoiono
per sfinimento. Il conte lascia pieni poteri nelle mani
di pochi fedelissimi, scelti fra i pi disonesti e crudeli.
E gli uomini onesti scompaiono com' accaduto al
vecchio Simone.
- Simone  scomparso? - intervenne il conte.
- Probabilmente ucciso, e il cadavere gettato nella
foresta. Aveva cercato di difendere i contadini dalle
violenze dei soprastanti.
- Il mio fedele Simone! Ma non potrebbe essere
fuggito per sottrarsi a tanta infamia?
- No, signore. Non avrebbe mai abbandonato i suoi
contadini lasciandoli nella disperazione. Era un uomo
coraggioso e cercava di alleviare le loro sofferenze con
la sua autorit. Era l'unico a cui anche i peggiori tra i
fedeli del conte portassero rispetto. Ma lui deve aver
dato ordine di farlo sparire. Mi scusi, signore, ma noi
pensiamo che il conte Mangolt stia diventando pazzo.
Ed  capace di tutto...
Le parole dell'uomo lasciavano intuire una vera tragedia.
Tutti i presenti ne erano sconvolti.
- Siamo venuti qui per chiedervi aiuto, - riprese a
parlare con veemenza. - Non so come, ma bisognerebbe
far fuggire i contadini, altrimenti temo che vengano
ammazzati tutti. Gi molti si rifiutano di andare
a lavorare perch non si reggono in piedi, e vengono
imprigionati per poi essere uccisi, come ha ordinato
il padrone. Noi siamo fuggiti per non dover obbedire
a quell'ordine disumano, ma anche per cercare un modo
di metterli in salvo. Del resto, mentre il padrone
gozzoviglia con le sue puttane, gli armigeri sono sempre
ubriachi, e forse si pu approfittare di questa circostanza...
Edburga e Robert si guardarono in silenzio. Poi il
conte disse:
- Mi rendo conto che la situazione  gravissima e
occorre un rimedio immediato. Ma prima di prendere
una decisione, proporrei di consultare Edgar: l'avete
certo conosciuto quando  venuto al castello a portare
il mio sigillo a Mangolt...
- S. Un giovanotto coraggioso e pieno di risorse.
Fu subito mandato qualcuno a cercare Edgar. Quando
Etti lo vide arrivare vacill come stesse per svenire
e l'uomo salutandola arross. Nessuno se ne accorse,
tranne Edburga:
- Etti, vedo che sei sfinita per il viaggio, troppo lungo
e faticoso per una fanciulla. Adesso andate tutti in
cucina a rifocillarvi, poi ritornate qui e riprenderemo
il discorso. Non saranno pochi minuti a cambiare la situazione.
Cos fu fatto. Durante il breve percorso i due giovani
si trovarono vicini: lui diede la mano alla ragazza
e sent stringersela affettuosamente. Sorrise e disse:
- Sei stata coraggiosa a venire fin qui per condurre
gli egiziani al Ricetto.
- Non sono venuta solo per quello, - mormor la
fanciulla.
- E per che altro? - chiese lui titubante.
- Per rivedere te, - rispose audace. - Ero in ansia,
temevo che fossi stato seguito.
- Mi ha messo in salvo quel vecchio servitore. Ti ha
portato i miei saluti?
- Simone? S, mi ha portato i tuoi saluti. Ma poi 
stato ucciso, forse perch sospettato di averti aiutato
a fuggire. Povero vecchio! E io... - fece una pausa arrossendo
nel complice buio del passaggio - ... non ero
tranquilla. Volevo rivederti.
- Anch'io, Etti, avevo tanta voglia di rivederti...

 CAPITOLO 23.
BETTO E BETTINA.

Mentre la fanciulla riposava tranquilla nella stanzetta
che le era stata assegnata, gli uomini con Edburga
tenevano consiglio sul da farsi. Gli egiziani insistettero
sulla necessit di agire subito, perch certamente la
loro scomparsa era gi stata notata: per quanta anarchia
regnasse nel castello, non si poteva contare su un
totale abbandono della sorveglianza. Essi erano la cerniera
tra le due societ, quella dei signori e quella dei
servi, perch, pur essendo schiavi, partecipavano, anche
senza volerlo, alla vita dei primi.
Edgar aggiunse la sua preoccupazione per i contadini
che, dopo l'uccisione di Simone, erano rimasti senza
neppure quel minimo di protezione che lui offriva.
Ma se tutti si limitavano a esprimere le loro preoccupazioni,
nessuno era in grado di proporre un valido
piano d'azione. Gerard nella sua giovanile impulsivit
aveva suggerito che il padre radunasse tutti gli uomini
della foresta e, non potendo guidarli personalmente
perch infermo, cedesse a lui e a Edgar il compito
di assalire il castello.
- Non se ne parla neppure, - aveva risposto il conte,
- per quanto il disordine possa aver indebolito le
difese, l'assalto a un castello  sempre cosa difficile e
pericolosa. Gli assalitori sono in condizione di svantaggio, facili bersagli per pietre e frecce scagliate
dall'alto. Una volta sollevato il ponte levatoio, un maniero
 praticamente imprendibile senza l'aiuto di macchine
da guerra e scale, e costerebbe comunque agli assalitori
un gran numero di vittime.
- Inoltre, - aggiunse Edgar, - i difensori potrebbero
esporre le donne e i servi al tiro delle nostre frecce
facendosene scudo. Non dimentichiamo che i contadini,
pur armati dei loro strumenti di lavoro, sono
sempre inermi di fronte alle armi del pi forte.
Tutti tacquero alle giuste obiezioni e un pesante silenzio
cadde nel piccolo consesso. Ma la mente di Edgar
era gi al lavoro.
- Ho un piano, - disse dopo aver riflettuto a lungo.
- Un piano che forse pu con l'astuzia aver ragione
della violenza.
Qualche tempo dopo giungeva al castello, e si fermava
davanti al ponte levatoio abbassato, uno strano
personaggio montato su un cavallino trainante un piccolo
carro coperto. L'uomo vestiva un buffo costume
di pelle e portava un bizzarro copricapo, un cappelluccio
rotondo dalle cui falde pendevano sonagli che
al minimo movimento trillavano sbattendo tra di loro.
Cavaliere e carretto erano stati uditi di lontano al
suono che l'uomo aveva accentuato scuotendo il capo
per annunciare il suo arrivo, e gli armigeri di guardia
si erano affollati sul ponte levatoio.
Ancor pi stravagante era la figura che si affacci
dal carro: un cespo di capelli rossi su un viso poco meno
colorito tutto pieno di lentiggini. Non si poteva capire
se fosse uomo o donna.
- Signori, permettetemi di presentarmi: sono Betto
della Betta, mercante itinerante di merci varie per
signora. Ci sono signore in questo castello? - E cos
dicendo diede un paio di scossette colla testa facendo
suonare i suoi pendagli.
- Certo, - rispose il capo, - ammesso che si possano
chiamare signore... - E qui una gran risata, cui fecero
eco tutti gli altri. - Ma dicci, piuttosto, chi  l'essere
che spunta dal carro?
-  la mia ragazza. Ors, Bettina, non fare la ritrosa,
mostrati a questi signori -. E mentre la nominata
Bettina s'inginocchiava sul pianale facendo una
riverenza tra i suoi stracci, ed esibendo un viso maculato
di rosso, il cavaliere continuava: - Non  una
bellezza, lo so, ma i miei poveri mezzi non mi consentono
di meglio. Coraggio, Bettina, salta gi dal
carro e porta a questi gentiluomini la cesta con la nostra
mercanzia. Se i signori permettono, naturalmente...
Gli armigeri, che gi ridevano alle parole del sedicente
mercante, non trattennero sguaiati commenti
quando videro la povera Bettina scendere faticosamente
dal carro e avviarsi zoppicando con la pesante
cesta in mano.
-  pure zoppa! - grid qualcuno. - Amico, non
potevi trovare qualcosa di meglio?
- No, l'ho gi detto, sono troppo povero. Ma vi giuro
che se concludo buoni affari in questo posto, che
mi sembra un castello di gran signori, me ne trovo una
pi bella, e che abbia anche il dono della parola.
- Perch? E pure muta?
- S, certo. Ma questo non  un gran difetto. Anzi,
in fondo forse  un vantaggio. Non parla, ma fate attenzione
che molla certe sberle...
Qualcuno degli armigeri se n'era gi accorto: avendo
tentato un approccio alquanto grossolano alla povera
zoppetta, si era preso un micidiale manrovescio
di sinistro, cio con la mano libera dalla cesta.
Intanto il carro con il suo stravagante cavaliere
avanzava traballando sul ponte levatoio e si fermava
prima dell'ingresso. Qui l'uomo smontava e si lasciava
perquisire dai guardiani, i quali fecero la stessa cosa
con la donna, ma con molta cautela, perch, ora che
la cesta era in terra, aveva entrambe le mani libere.
- Non hanno coltelli, - disse il capo delle guardie,
- lasciateli passare e conduceteli alla presenza delle signore.
Il termine signore era assolutamente inappropriato:
il mercante e la sua compagna, introdotti in una
lunga stanza che un tavolo appoggiato alla parete di
fondo rivelava per una sala da pranzo, si trovarono di
fronte a un consesso di donne scarmigliate e dalle vesti
scomposte, che piluccavano con mani unte gli avanzi
del pranzo sparsi su una tovaglia sporca. Il comportamento
e il vociare sguaiato denunciavano il loro mestiere.
Quando il capo degli arcieri entr con i due mercanti
dicendo: - Signore, pur in assenza del conte vi
presento messer Betto, merciaio ambulante, con la sua
compagna e aiutante, che vi mostreranno la loro mercanzia, -
di colpo si fece nella sala un gran silenzio.
Ma subito al curioso stupore segu una gazzarra indescrivibile,
alla quale gli armigeri assistevano ridendo
fino alle lacrime. Le donne lasciarono i loro seggioloni
e si gettarono sulla cesta, invano difesa dalla
povera Bettina. Si vide il contenuto rapito da mani
sporche e adunche: cinture, nastri, borse da legare in
vita, specchietti di rame, tutte cose preparate con una
certa arte dalle donne del Ricetto. La mercanzia veniva
strappata, contesa, tra grida di entusiasmo e di rabbia,
e ben presto le signore del castello passarono alle
mani graffiandosi e prendendosi per i capelli.
Gli armigeri ridevano godendosi lo spettacolo grottesco
che si svolgeva intorno al mercante stordito dal
chiasso e preoccupato soprattutto di difendere la sua
integrit fisica. In quel tumulto Bettina silenziosamente
scomparve. E nessuno se ne accorse.
Tenendosi sollevata la gonna che impacciava il passo,
correva verso gli alloggiamenti dei contadini rifacendo
a ritroso il percorso fatto qualche giorno prima
nelle vesti di vecchio carbonaio. Nella mente di Edgar
il cammino era chiaro come in una mappa. Non incontr
nessuno e non ebbe bisogno di usare il pugnale
che portava fissato in vita sotto la gonna. Giunse alla
porta divisoria degli alloggiamenti e ne sollev la
sbarra. Attraverso la cella vuota degli egiziani arriv
alle capanne dei contadini, e li invit a uscire con lui
al pi presto per fuggire dal castello. Quelli rimasero
a guardare stupiti lo strano personaggio che avevano
di fronte e non osavano fare un passo.
- Sono Edgar, l'amico di Etti, - e ridendo sollev
la gonna e si tolse la parrucca rossa. - Presto, seguitemi
e vi conduco fuori.
Siccome indugiavano titubanti e non si muovevano
temendo un tranello, aggiunse:
- Svelti, vi guider io, fuggiamo per il ponte levatoio
che  sguarnito. Prendete solo gli attrezzi da lavoro,
forconi e badili, nel caso dobbiate difendervi. Vi
nasconderete nella foresta e l vi raggiunger con un
mio compagno. Siamo venuti apposta per liberarvi.
Si mossero, finalmente, e giunsero all'inizio del
ponte levatoio. Edgar si affacci a guardare a destra
e sinistra e, constatato che non c'era neppure una
guardia perch erano tutte a godersi lo spettacolo organizzato
da Guilbert, fece cenno ai contadini, che si
gettarono di corsa sul ponte fino a raggiungere la foresta
dove si sparpagliarono in attesa. A quel punto
Edgar si riaggiust la parrucca e torn nel salone.
Il suo ingresso, pur nel tumulto, non sfugg a un armigero:
- Ehi, tu, bellezza! Dove sei stata tutto questo tempo
? Perch ti sei allontanata senza chiedere il permesso?
Per fortuna Edgar si ricord che doveva essere muto.
Fece capire a cenni che non poteva rispondere e
tir per una manica l'uomo verso Guilbert. il quale,
udita la domanda, rispose con sussiego:
- La mia signora doveva fare un bisognino, e certamente
si  appartata in qualche luogo. Non  una
sfacciata come queste...
Edgar regal all'armigero uno dei suoi sorrisi pi
belli, e quello volt la testa disgustato.
Intanto la contesa delle signore era diventata una
vera zuffa, e gli armigeri si videro costretti a intervenire
per evitare spargimento di sangue. Nella confusione
i mercanti sparirono abbandonando la cesta della
mercanzia. Quando le guardie ebbero sedato il tumulto
e scacciato le donne dal salone, trovarono per terra
uno straccio con sopra una parrucca rossa e, appeso
al pomolo di un seggiolone, il cappello rotondo
con i sonagli.
Capirono di essere stati giocati. Si precipitarono
all'inseguimento: ma il ponte levatoio era deserto. Anche
il carretto con il cavallino era sparito. Il silenzio
regnava sovrano e dal bosco giungeva solo il lieto cinguettio
degli uccelli.
Troppo tardi gli arcieri si accorsero che le capanne
dei contadini erano vuote, e mancavano tutti gli attrezzi:
accette, asce, rastrelli e forconi. Questa scoperta
li convinse a non tentare d'inseguire i fuggiaschi:
non volevano trovarsi di fronte a un forcone spuntato
improvvisamente da un cespuglio.

 CAPITOLO 24.
INCONTRO NELLA FORESTA.

- Bravo, Cuorcontento! Sei stato veramente geniale
a mantenere la consegna del silenzio per tutto il tempo
in cui eri il povero cavalluccio di un poverissimo merciaio.
Adesso puoi anche fare un allegro nitrito,
siamo abbastanza lontani E subito si lev nella foresta
un sonoro nitrito cui seguirono grida di gioia dei
bambini sistemati sul carretto, cosa nuova per loro.
- So che vorresti fare una bella galoppata, ma non
puoi. Ricordati che sei attaccato a un carro pieno di
bimbi e neonati con le loro mamme. Non devono
subire scossoni. Quindi pazienta ancora.
I contadini fuggiaschi, uomini, donne e bambini,
tutti quelli che potevano camminare, procedevano faticosamente
sui sentieri impervi tra alberi e cespugli,
guidati da Edgar verso il Ricetto, dove erano attesi e
avrebbero trovato ospitalit e ristoro. Li sosteneva il
pensiero di essere stati liberati da una prigionia che
poteva concludersi con un eccidio. Ma ben presto la
stanchezza cominci a vincere i pi vecchi. Il poco pane
portato via dalle capanne era destinato ai bambini
e alle madri che dovevano allattare, e la fame si fece
sentire. La gioia della liberazione si manifestava comunque
in chiacchiere sussurrate secondo l'abitudine
contratta nella prigionia, in un vocio intenso e allegro,
cui rispondeva il canto degli uccelli provocati a superarlo
in lieta sonorit.
A un tratto si fece silenzio. Uccelli e contadini si
tacquero spauriti. Di lontano giungeva il suono di una
cavalcata, un galoppo e uno sfrascare disordinato e voci
di richiamo. La paura gel il cuore in petto a tutti.
Anche il carro si era fermato come in attesa.
Un grido si lev al di sopra degli altri:
- Guilbert! Ehi, Guilbert! Se ci sei rispondi! Sono
Gerard!
Subito fece eco al grido del giovane il nitrito di Morin,
cui segu quello di Cuorcontento. Voci di gioia si
levarono da entrambe le parti. Il popolo della foresta
era venuto a incontrare i fuggiaschi del castello, per
soccorrerli con provviste e aiutarli a superare il freddo
della notte, intenso pur nella buona stagione.
I contadini videro con stupore il loro amico Guilbert
abbracciare un cavaliere elegante e strani personaggi
che in altre circostanze avrebbero giudicato dei
temibili banditi.
- Gerard! Che gioia vederti! Come hai fatto a convincere
tuo padre a lasciarti partire?
- Con i fatti, amico mio. Con le parole non ci sarei
mai riuscito. Ho radunato gli uomini della foresta e ho
chiesto di aiutarmi a portare soccorso a eventuali fuggiaschi
dal castello. Non sono state necessarie molte
parole: volevano vendicare l'attentato a mio padre. Ho
spiegato che non si trattava di vendetta, ma di soccorrere
dei bisognosi con cibo e pellicce. A quel punto
mio padre non poteva rifiutare il suo consenso.
- Bravo, Gerard. Ero preoccupato perch questa
gente non ha di che sfamarsi e ripararsi per la notte.
E il Ricetto  ancora lontano. Avete portato tutte le
provviste disponibili, pellicce e paglia per i giacigli?
Dovremo pernottare nel bosco.
- C' tutto. Gli uomini di mio padre si sono organizzati
in un attimo. Vedi? Stanno gi distribuendo
salsicce e pane. Dio mio! Ma questa gente  affamatissima!
- Sono stati tenuti prigionieri nelle loro capanne da
quando si sono rifiutati di lavorare per un padrone che
li derubava persino di quel poco cibo che sarebbe spettato
loro. Avete portato latte per i bambini pi piccoli?
Non ebbe bisogno di risposta perch scorse alcune
madri che gi nutrivano i neonati con orciuoli pieni di
latte. Si vedevano banditi aiutare donne e vecchi a scendere
dal carretto, alcuni tenendo in brccio bambini
che non perdevano l'occasione di tirar loro la barba.
E la notte si addensava senza portare angoscia n
paura.
Solo Edgar era scomparso. No, veramente non solo lui. Era scomparsa anche la piccola Etti, che era venuta
sul cavallo di Gerard a incontrare i genitori e gli
amici.
Il crepuscolo vide uno spettacolo nuovo e inatteso:
bambini e bambine, nati e cresciuti tra le capanne dei
genitori e i campi del conte, s'impadronirono della foresta
fino allora vista solo di lontano, territorio immenso
e proibito. A dispetto della fame e forse di un
iniziale timore, si sparsero correndo tra gli alberi, toccandoli,
abbracciandoli, saltando nei cespugli, alla scoperta
di un gioco divertente e sconosciuto. Le loro grida
di gioia destarono gli uccelli gi addormentati nei
nidi, e la notte discese in un'insolita giocosa liturgia.
 
CAPITOLO 25.
NUOVO ORDINAMENTO DI VITA AL RICETTO.

I fuggiaschi giunsero a destinazione sul far della sera
del giorno seguente. Stanchi, perch non abituati a
camminare a lungo, ma rifocillati e tranquilli.
Nell'attesa Edburga e il conte avevano preparato
tutto per accoglierli e sistemarli adeguatamente. Conoscevano
da Etti il numero approssimativo dei nuovi
ospiti e avevano deciso di alloggiarli provvisoriamente
in padiglioni di pelle gi in uso tra il popolo della
foresta, utili per ripararli dal freddo durante la
notte. Subito gli uomini validi sarebbero stati impegnati
nella costruzione di capanne di pietra e legno,
consapevoli che quelle sarebbero divenute le loro case.
Le donne avrebbero coltivato gli orti del Ricetto
ampliandoli a poco a poco per soddisfare le esigenze
di una popolazione molto accresciuta.
Tutto questo per chi voleva rimanere in quella comunit.
Chi voleva approfittare della libert novellamente
acquistata, poteva andarsene. E qualche giovanotto
prese congedo e part, forse per conoscere un
mondo che gli era prima totalmente sconosciuto. Ma
la maggior parte, soprattutto quelli che avevano moglie
e figli, decisero di rimanere. Le donne incinte prossime
al parto vennero sistemate nelle stanzette del Ricetto.
Frattanto erano giunte, comprate al pi vicino mercato,
alcune mucche per fornire latte ai nuovi venuti.
La vita riprese lentamente secondo le direttive che
in ogni circostanza stabilivano Edburga e il conte, ma
era chiaro che occorreva dare un ordinamento all'esistenza
di una comunit improvvisamente ingrandita
in modo imprevedibile.
A poco a poco i prodotti dell'allevamento e degli orti
divennero sufficienti a sfamare tutti. Terminate le
costruzioni delle capanne, esse furono assegnate alle
varie famiglie con una carta firmata da Edburga e dal
conte che prevedeva per gli abitanti il solo impegno di
tenerle in ordine e di provvedere alle riparazioni.
Conclusi i lavori di muratura, anche gli uomini furono
impegnati nei campi come agricoltori o pastori.
Met dei prodotti spettavano al Ricetto, l'altra met
ai lavoratori. Lardo, carne e latte venivano distribuiti
ogni settimana alle famiglie secondo il numero dei
componenti e dei bambini, come sempre aveva fatto
nel suo castello il vecchio padre di Robert. Edburga
stessa presiedeva a queste distribuzioni, controllando
che fossero rispettate le razioni assegnate.
La domenica era libera per tutti. Gli uomini che volevano
andare a caccia con i loro archi, potevano farlo e tenersi il bottino per accrescere le provviste della
famiglia. Dove non c'erano uomini validi, una parte
della cacciagione doveva essere offerta a chi non poteva
procurarsela.
Un giorno il conte chiam a s Edgar:
- Ho pensato che sarebbe necessario redigere un regolamento
per la vita della comunit. Le consuetudini,
che finora l'hanno governata senza essere scritte,
non sono pi garanzia sufficiente. Che te ne pare?
-  giusto, signore. E proporrei che a questo lavoro
partecipassero anche vostra moglie e vostro figlio.
Cos fu fatto. Furono messe per iscritto le consuetudini
tradizionali, con l'aggiunta di nuove regole molto
importanti. Tra l'altro fu stabilito che i contadini
adibiti alla coltivazione dei terreni appartenenti alla
comunit non erano legati alla terra: se volevano andarsene
non avevano che da chiederne licenza. Allo
stesso modo, chi voleva cambiare mestiere pur rimanendo
al Ricetto, poteva liberamente discuterne con
i signori. Accadde cos che alcuni giovani divennero
vasai sotto la guida di chi gi praticava quell'arte, oppure
conciatori di pelli, o salatori di carni. I loro prodotti
venivano valutati in marchi, moneta corrente nel
territorio di Zurigo, e venduti al mercato o utilizzati
all'interno del Ricetto. Il guadagno era diviso, secondo
regole scritte per le varie abilit, tra i lavoratori e
la comunit.
Ai bambini era vietato il lavoro di qualsiasi genere
fino al compimento dell'ottavo anno di et. Per loro
veniva istituito un centro d'istruzione dove chi ne era
capace poteva imparare a leggere e, chi voleva, anche
a scrivere fino ad accedere alla qualifica di scrivano.
Altre evenienze sarebbero state risolte man mano che
si fossero presentate.
Terminato questo lavoro che, tra discussioni e stesura
- affidata a Gerard - occup diversi giorni, tutti
i presenti sottoscrissero il documento e tutti furono
congedati. Solo Edgar chiese di rimanere per
parlare col conte:
- Signore, come avete il dovere di risolvere le controversie,
cos penso che abbiate anche il potere di celebrare
matrimoni.
Il conte, che stava rileggendo il documento stilato
da suo figlio, alz sorpreso gli occhi:
- Credo di s, Edgar. Anche se la tua domanda mi
trova impreparato. Ma dimmi, perch t'interessa questo
argomento?
- Ecco, vedete, signore, la notte scorsa e anche quella
precedente, c'erano solo i grilli che cantavano nel
bosco, e l'aria era tiepida e il cielo pieno di stelle...
Pensate, signore, che Etti non conosceva le costellazioni
e io allora...
- Ho capito, Edgar. Tu gliele hai mostrate. E adesso
volete sposarvi. Etti  d'accordo?
- Sarebbe contentissima. Aspetta un figlio da quell'egiziano
che  stato ucciso. Erano fidanzati
- E tu sei disposto a riconoscerlo come tuo e fargli
da padre? Bada che  una grande responsabilit.
- S, ne abbiamo parlato a lungo nel nostro viaggio
al castello travestiti da gobbetti. Etti  molto brava e
coraggiosa, sarei felice di vivere con lei. E far di tutto
per essere un buon padre per suo figlio.
- Suo figlio? Edgar, una volta sposati lo devi riconoscere
e dargli il tuo nome. Dev'essere anche tuo
figlio. Ti rendi conto?
- Gli voglio gi bene fin da adesso.
- Perfetto. Allora domani mattina vieni qui con Etti,
i suoi genitori e due testimoni.
- Perch i genitori?
- Perch Etti  certamente minorenne e occorre il
loro consenso per il matrimonio.
- Non lo sapevo. E i testimoni chi potrebbero essere?
- Guilbert, per esempio. Gerard no perch  minorenne.
- Potrei scegliere anche una donna?
- Sinceramente non lo so.  la prima volta che celebro
un matrimonio. Ma nella nostra comunit le regole
le facciamo noi e siccome le donne non valgono
meno degli uomini e talvolta di pi, stabiliamo fin
d'ora che anche le donne possono essere testimoni di
nozze.
- Allora, se la signora Edburga si degnasse di farmi
quest'onore, questo grande onore... Volete chiederle
voi se accetta? Io non ne ho il coraggio.
Il conte rise di cuore:
- Va bene, Edgar, glielo chieder io, e sono sicuro
che accetter. Ma non dire che non hai il coraggio, di'
piuttosto che la cosa ti mette soggezione. Hai dimostrato
di averne da vendere, di coraggio. E io te ne sono
grato.
L'indomani mattina, davanti a tutto il Ricetto, il
conte un in matrimonio Etti con Edgar.

 CAPITOLO 26.
NELLA LOCANDA DELLA SIGNORA BLUM.

Terminata la cerimonia, Guilbert e Gerard lasciarono
il Ricetto alla volta di Zurigo. Il ragazzo cavalcava
pensieroso, dimenticandosi persino di rivolgere
la parola al suo Morin, il quale a un tratto emise un
debole nitrito per richiamare la sua attenzione.
- Hai ragione, Morin, sono un cattivo amico! Ma
in questi giorni sono accadute cos tnte cose che ho
la testa piena di pensieri -. E gli andava accarezzando
il collo come a dirgli che gli voleva sempre bene.
- S, - intervenne Guilbert, - qualcosa  cambiato
profondamente. Il Ricetto non  pi un ricovero per
gente perseguitata, sta diventando un paese, con sue
leggi e regolamenti.
- Ma io alludevo a mio padre. Non riesco ad accettare
che rinunci cos al castello, ai suoi diritti e al suo
titolo.
- Che un giorno spetterebbe a te. Forse hai ragione.
Io credo per che tuo padre abbia fatto bene ad
abbandonare il castello al suo destino, al malgoverno
e all'anarchia. Che lo porteranno alla rovina. Io ci sono
stato l dentro, e ho visto come ci si vive, in mezzo
a violenze e soprusi. Ora poi che i contadini sono
fuggiti, chi provveder al cibo per quelli che sono rimasti?
- Perch, chi  rimasto? Non mi hai raccontato
niente.
- Non ne vale la pena, Gerard. Un branco di puttane,
le favorite di tuo zio, che in sua assenza gozzovigliano
con gli armigeri. Pochi e con nessuna voglia
di fare il loro dovere, cio difendere il castello. La feccia
dei servi di Mangolt, che presto non avranno pi
nulla da mangiare.
- Ma allora si potrebbe riconquistarlo, con gli uomini
di mio padre e qualcuno dei contadini pi audaci...
- E che cosa ti troveresti in mano? Una dimora desolata,
un guscio vuoto, privo di vita.
Gerard non rispose. Continuava a cavalcare pensieroso
in gran silenzio.
- Lo so perch vorresti riconquistare il castello, -
scherz Guilbert, - per condurci la tua Gretel come
castellana, contessa Margarethe, tutta vestita di velluti
e sete che nemmeno tu la riconosceresti.
E detto questo spron il cavallo a briglia sciolta, seguito
da Gerard che protestava a gran voce:
- E perch no? In fin dei conti anche a te ne verrebbe
di riflesso qualche onore: non era la tua fidanzata?
Non eri il suo vecchio amore?
- Hai detto vecchio? Guarda che se ti raggiungo
ti posso ancora sculacciare!
- Hai ragione! Non sei il vecchio amore, sei l'antico
amore!
E il buonumore torn tra i due amici, sottolineato
da Cuorcontento che fece due impennate di gioia.
Giunsero a notte fatta alla locanda della signora
Blum. Il portone era chiuso, ma dalla finestrella si vedeva
il lume di una candela. Bussarono e quando udirono
i passi avvicinarsi, Guilbert fece sentire la sua voce:
- Sono io con Gerard! Scusateci se arriviamo cos
tardi!
Fu subito aperto e Gretel abbracci il suo innamorato,
tutta contenta di vederlo pi sereno e allegro che
nel viaggio di andata. Lo prese per mano, lo fece sedere
accanto al camino in cui ardevano le braci coperte
per il mattino seguente. Guilbert guardava ironico,
ma con una punta d'invidia, i due ragazzi intenti a
chiacchierare fittamente sottovoce, in modo che lui
non potesse udirli.
Torn finalmente la padrona di casa, dopo aver sistemato
i cavalli nella stalla. Guard severamente la
figlia con le mani puntate sui fianchi, ed esclam:
- Bel modo, signorina, di ricevere gli ospiti! Starsene
l a confabulare con l'innamorato senza mettere
qualcosa da mangiare in tavola!
Guilbert volle aggiungere le sue lamentele:
- Signora Blum, per me neanche un saluto, non dico
un abbraccio o un bacio di benvenuto...
- Eh, povero Guilbert, i giovani di oggi sono diversi
da noi, non hanno buona creanza, non sanno comportarsi.
Su, su, Gretel. Prendi salsicce, pane e birra!
Metti in tavola anche quel lardo che abbiamo tolto ieri
dal camino. Non abbiamo altro da offrirvi, stavamo
per coricarci.
- Lo so, e vi prego ancora di scusarci. Siamo partiti
stamane dal Ricetto, ma abbiamo perso tempo con
i saluti e gli auguri. Il padre di Gerard sta meglio, anzi
si pu dire che sia guarito. Questa mattina ha celebrato
un matrimonio, pensate, un matrimonio...
- Ma no! E chi sono gli sposi?
- Non li conoscete, vi racconter tutto pi tardi, -
si affrett a rispondere il cacciatore vedendo giungere
in tavola cibi e bevande.
- Sono molto contenta per voi, Gerard, molto contenta -.
E gli andava scompigliando i capelli in una
malcelata affettuosa carezza.
Si misero tutti a tavola e fecero onore alle vivande
bench semplici e consuete. Ma l'appetito le rese prelibate.
La birra forte scald gli animi e Gerard prese
la mano dell'innamorata e disse:
- Scusami, Gretel, se all'andata sono stato poco
gentile con te, ma ero molto preoccupato per mio padre.
Ti ho salutata distrattamente come fossi una... -
E qui si interruppe non trovando la parola giusta.
- Un'estranea? - gli venne in aiuto la fanciulla.
- Non preoccuparti, Gerard, anch'io ho avuto un
padre, e quando si  ammalato prima di morire, io e
la mamma non pensavamo che a lui. Il tuo per fortuna
 guarito, e ne sono tanto contenta, come se
fosse mio padre, bench non lo conosca neppure. Vedo
i tuoi occhi brillare di gioia e questo mi rallegra
il cuore!
- Sei una cara bambina. Anzi, le tue parole dimostrano
che non sei pi unaroambina... sai capire le cose
importanti della vita. Voglio farti un discorso serio,
Gretel: ti piacerebbe se io, povero scrivano, mi
trasformassi come per magia in un gran signore, un
conte per esempio, e ti portassi a vivere in un castello dove tu saresti contessa, e vestiresti velluti e sete,
e avresti cameriere al tuo servizio, e cuochi che preparerebbero
pranzi e cene?
- Perch, Gerard, la cucina di mia mamma non ti
piace?
- Non voglio dire questo, Gretel. Voglio dire che
saresti una gran signora e non dovresti pi alzarti all'alba
per dar da mangiare alle oche, spazzare l'aia e mettere
ad affumicare le salsicce... Avresti servitori e
gioielli, e tutto quello che potresti desiderare. Pensaci.
La fanciulla lo guard con occhi sgranati dallo stupore.
Il giovane insistette:
- Non dovresti che ordinare e tutti ti obbedirebbero...
E nell'attesa di una risposta osservava il volto di
Gretel e scopriva l'incarnato roseo delle guance, l'oro
dei capelli e il colore variegato degli occhi.
Lei lo guard a lungo in silenzio, riflettendo sulle
parole dell'innamorato. Poi disse:
- No.
- Hai detto no? Ma ci hai pensato bene?
- Se ho detto no  proprio perch ci ho pensato
bene. Sai che ti amo, Gerard, ti amo e voglio sposare
te, il cavaliere scrivano felice della sua vita come io sono
felice della mia.
Guilbert e la signora Blum ascoltarono commossi le
parole della fanciulla. La donna si asciug una lacrima
coll'orlo del grembiule. Scopriva in sua figlia un'insospettata
saggezza. Guilbert era contento perch il
no della ragazza demoliva il sogno di riconquistare
il castello. La abbracciarono entrambi senza pronunciare
una parola.
A questo punto Gerard la baci con mai provato affetto.
- Brava Gretel! - esclam Guilbert, - con poche
parole hai sbriciolato quel che si dice un castello in
aria... Ora  tardi: ma domani, se la signora Blum ci
prepara uno spuntino come sa fare lei, prima di partire
ti parler di quel castello. E adesso, posso sperare
in un bacetto di riconciliazione e pace prima di andare
a letto?
Naturalmente fu accontentato.

 CAPITOLO 27.
RITORNO A CASA MANESSE.

Il sole declinava dolcemente mentre i due cavalieri
attraversavano al piccolo trotto le ultime colline che li
separavano dal lago di Zurigo. Il quale apparve a un
tratto tutto acceso di luce radente, immenso zaffiro
solcato da piccole increspature che ne accrescevano lo
splendore. Si fermarono entrambi senza una parola.
Dopo un lungo silenzio, Guilbert disse:
- Guarda, Gerard. E tu avresti scambiato questa
serena bellezza con un fosco castello arroccato sui
monti?
Il giovane non rispose, tutto assorto nella contemplazione
di quello spettacolo che aveva destato in lui
un antico ricordo.
- Pare - disse dopo qualche tempo - il colore del
cielo che ho visto in una miniatura di un codice armeno
preziosissimo, nel convento dove sono cresciuto.
Non c', in quel piccolo monastero, una vera biblioteca,
ma solo alcuni codici antichi, trafugati da un religioso
di quel culto, fuggito da Venezia e rifugiatosi l.
- Trafugati? - chiese Guilbert. - Cio rubati?
- S. Forse pensava di venderli a qualche monastero
qui in Occidente, o soltanto di pagarsi con essi una
dignitosa accoglienza tra i monaci sconosciuti.
- Molto interessante, amico mio. E i tuoi fraticelli
se li sono tenuti stretti in cambio di un pezzo di pane,
un po' di companatico e qualche boccale di birra. E ti
hanno permesso di vederli?
- Mi hanno persino lasciato copiare una miniatura
che rappresenta Cristo con un'aureola di oro zecchino
e un cielo di lapislazzuli. Lo stesso colore di quest'acqua.
- Ma tu sai miniare?
- Facevo per gioco alcune prove per vedere se le
mani mi obbedivano nel disegno delle curve e gli occhi
nella scelta dei colori. I padri m'incoraggiavano a
continuare. Ma poi i miei genitori mi hanno richiamato
a casa perch venissi con voi a Zurigo.
- Questo non l'hai mai detto a nessuno, neppure a
Hadlaub...
- Be', era solo uno svago come un altro.
Giunti alla dimora dei Manesse, esauriti i saluti e
i racconti degli ultimi avvenimenti, Guilbert parl
all'amico Hadlaub dei tentativi fatti da Gerard nell'arte
della miniatura.
- Credi che messer Manesse abbia gi trovato miniatori
per il suo codice? Miniatori bravi?
- Ne ha esaminati due: uno  abbastanza esperto
nel disegno, meno nella coloritura. L'altro  un vecchio
monaco molto bravo nella decorazione delle grandi
iniziali, ma ha lavorato solo su codici religiosi, come
tutti d'altra parte. Quel che vuol fare messer Manesse
 qualcosa di diverso e nuovo per la miniatura
nelle nostre terre.
- Chiedigli di mettere alla prova Gerard. Se si appassionasse,
dimenticherebbe definitivamente il castello
e la storia dell'usurpazione.
Hadlaub rifer al padrone di casa quanto sapeva delle
ultime vicende e del rovello di Gerard per la sorte
di suo padre e sua. Il vecchio riflett qualche istante,
poi disse:
- Credo che l'epoca dei castelli e dei feudatari stia
tramontando, almeno in queste regioni, e l'avvenire
sia nelle citt e nei paesi sul modello del Ricetto, che
d'ora in poi non dovrebbe chiamarsi cos, perch non
 pi un agglomerato di gente che si nasconde, ma di
contadini e artigiani che lavorano alla luce del sole.
Capisco che per un giovane di nobili origini sia duro
accettarlo, ma forse proprio per questo gli sar utile
cimentarsi nell'arte della miniatura. Da quanto ho capito
potrebbe appassionarsi al suo lavoro, dimenticare
i rimpianti di una vita che non ha conosciuto e per
questo gli appare tanto pi desiderabile e, se la tecnica
lo sorregger, trasferire i sogni della corte nelle illustrazioni
del mio codice. Quello che manca all'esperienza
di vita pu essere sostituito dalla fantasia e dal
suo animo di cavaliere. Proviamo.
Avvenne cos che al giovane Gerard fu chiesto di
decorare le iniziali delle poesie, senza tener conto di
quanto aveva imparato sui codici religiosi, ma seguendo
solo la sua immaginazione. Il risultato fu sorprendente.
Johannes Hadlaub e Rudiger Manesse scoprirono
in lui il principale miniatore del codice pi bello di tutto l'Occidente.

 CAPITOLO 28.
QUALCHE TEMPO DOPO.

- Che strano, - osserv il vecchio guardando le figure
miniate da Gerard, - i volti maschili somigliano
tutti a voi, Hadlaub, e questo si spiega: per lui siete
l'immagine della bellezza giovanile. Ma non capisco a
chi s'ispirano i volti femminili, tutti rosei e tondi, circondati
da lunghi riccioli biondi.
- Non la conoscete, padre. E la piccola Gretel, la
figlia della signora Blum, la proprietaria di una locanda
non lontana da Zurigo. Pare che Gerard ne sia innamorato.
- Allora forse la conoscer, - disse sorridendo il vecchio,
- purch non indugi troppo a coronare il suo sogno
d'amore: per me il tempo  prezioso.
Ma nuovi avvenimenti dovevano ancora turbare la
serenit di coloro che si stavano costruendo una nuova
vita.
Una domenica sera giunse al Ricetto un gruppo di
contadini che, avendo avuto il permesso di andare a
caccia per le loro famiglie, com'era stato stabilito dal
regolamento del nuovo villaggio sorto attorno al primitivo
nucleo di rifugiati, si erano allontanati di molto
in cerca di prede pi abbondanti. Addentratisi in
un folto che sapevano ricco di selvaggina, avevano
scorto in lontananza una densa nuvola di fumo che
emanava un odore acre, non di semplice incendio boschivo.
Poich stava gi scendendo la notte, non avevano
avuto l'ardire di avvicinarsi per scoprire la causa
di quel fumo, per si erano affrettati a tornare per
dare l'allarme ai signori del Ricetto.
Edburga e il conte ebbero subito un sospetto. Ma
era troppo tardi, quasi notte, e non si poteva rischiare
di mandare a quell'ora esploratori nella foresta. Fu
per avvertito Edgar, che abitava nella sua capanna
con Etti ormai prossima al parto. S'incaric lui di allertare
gli uomini di Adam e organizzare una spedizione
per l'alba seguente nella direzione indicata dai
contadini.
Cos partirono al comando di Edgar alcuni tra i pi
giovani che avevano la fortuna di possedere un cavallo.Tornarono prima di sera con la notizia che il fuoco
stava divorando il castello. L'incendio aveva gi
distrutto tutta la parte alta, quella riservata alle abitazioni,
la torre era crollata, e il calore era tale da impedire
di avvicinarsi alle mura, ancora intatte: il che
faceva pensare che l'incendio fosse partito dall'interno
della costruzione.
Edburga e il conte si scambiarono un lungo sguardo
pieno d'interrogativi. Fu la donna a parlare per
prima:
- Non avete udito nulla? Urla, grida d'aiuto?
- No, signora, - rispose Edgar, - in ogni caso il castello
era gi in fiamme da ieri, quando i cacciatori hanno
visto il fumo. Se c'era qualcuno vivo, stamane doveva
essere gi morto.
- In una costruzione di quel genere, - precis il conte,
- c' sempre un luogo che pu resistere pi a lungo,
i sotterranei per esempio.
- L'accesso ai sotterranei era stato fatto murare dal
conte Mangolt, per impedire l'ingresso di chiunque
all'insaputa degli armigeri. Quindi non esisteva nessuna
via di fuga.
- E l'accesso all'esterno  irraggiungibile se il fuoco
divampa improvviso e violento... - riflett il conte
con lo sguardo rivolto al suolo. - Ma perch mio fratello
ha fatto murare l'accesso alle cantine?
- Il vecchio Simone mi aveva raccontato che il conte
negli ultimi tempi viveva nel terrore di essere ucciso,
temeva soprattutto i contadini, che teneva praticamente
prigionieri nelle loro capanne all'interno delle
mura e faceva uscire solo per il lavoro nei campi,
sotto scorta del soprastante e guardati a vista da un
numero di armigeri molto maggiore del necessario.
Aveva anche escogitato un sistema per separare il luogo
abitato dai contadini dal resto del castello: l'unico
passaggio era la cella degli egiziani, che per era chiusa
verso le abitazioni dei signori da una pesante porta
sbarrata dall'esterno. Lo so perch l'ho vista.
- Ma  una pazzia, - mormor il conte scuotendo
tristemente la testa, -  l'ultima cosa da farsi in una
costruzione retta da travi di legno, in cui infuoco  il
pericolo maggiore... Bisogna sempre tenere aperta una
via di fuga verso l'esterno... Ora, caro Edgar, non si
pu far altro che aspettare di andare a vedere, quando
il calore lo permetter, che cosa  successo e come.
Quando gli esploratori che si aggiravano nei pressi
del castello vennero ad avvertire che l'incendio s'era
smorzato, il conte Robert part con Edgar e altri fedeli
per recarsi sul luogo. Gi di lontano si sentiva puzzo
di bruciato, di legna soprattutto, ma avvicinandosi
era sempre pi forte un lezzo diverso, forse di suppellettili
e cenci, ma anche, orribile sospetto, di carni
aggredite dalle fiamme.
Il conte chiese a Edgar:
- Erano rimasti animali nelle stalle quando i contadini
sono fuggiti?
- In un primo momento s, ma il giorno dopo, approfittando
del disordine, abbiamo recuperato mucche,
cavalli e maiali. Tutto quello che abbiamo potuto
trovare, anche oche e polli. Pastori, mandriani e
stallieri hanno contato le bestie grosse: c'erano tutte.
Al massimo pu essere sfuggita qualche gallina.
Erano arrivati al ponte levatoio, arso insieme all'apparato
che ne regolava il funzionamento. L'incendio
doveva essersi sviluppato di notte, mentre tutti dormivano.
Per entrare nella corte gli uomini dovettero
lasciare i cavalli, scendere nel fossato asciutto e arrampicarsi
dall'altra parte. Ma gi nel fossato trovarono
le prime avvisaglie della catastrofe: corpi resi irriconoscibili
dal fuoco, avvolti in cenci carbonizzati,
di qualcuno che aveva cercato scampo buttandosi. Forse
si sarebbe salvato se vi fosse stata l'acqua, ma acqua
non ce n'era, vuoi per incuria, vuoi perch non era
pi considerata una difesa efficace.
Nella corte li aspettava uno spettacolo ben pi orrendo.
In un puzzo di carni bruciate che li costrinse a
coprirsi il volto come poterono, gli uomini si trovarono
di fronte a un mucchio informe di cadaveri, intorno
a cui corvi e avvoltoi ad ali spalancate difendevano
con versi minacciosi il loro pasto.
Incerti tra orrore e piet, scavalcarono quei resti
tenendo lontani i rapaci con dei bastoni, entrarono
nell'atrio, anch'esso devastato dalle fiamme. Qui lo
spettacolo era forse pi angoscioso, perch i predatori
non avevano ancora compiuto il loro scempio.
Edgar, che seguiva di qualche passo il suo signore,
lo vide chinarsi su un mucchio di cenci osservando
pensoso.
- Edgar, - mormor, - sono pi di vent'anni che
non vedo mio fratello, ma vorrei riconoscerlo tra questi
morti.
- Non  possibile, signore, sono tutti resi simili dal
fuoco, scheletri anneriti e in parte consumati dalle fiamme.
Cenci e stoffe preziose ridotti in cenere che il vento
disperde e porta via. Guardate qua, - aggiunse smuovendo
col piede un mucchietto indistinto e chinandosi
a raccogliere un oggetto lucente, - guardate. E il vostro
sigillo, contorto dal calore, ma lo riconosco bene...
Adam, o meglio Robert, prese ci che Edgar gli porgeva
e, ripulitolo come poteva, tenendolo nel palmo
della mano, mormor:
- Dio mio! Per questo pezzetto di metallo sono stati
compiuti tanti delitti! Accanto a quale cadavere l'hai
trovato?
- Impossibile dirlo. Era tra cenere e stracci bruciati,
sul pavimento di pietra.
- Questo prova che mio fratello era qui quando il
castello  andato a fuoco. Ed  morto anche lui in questa
orribile strage. Andiamo via, Edgar, raduna gli uomini
e abbandoniamo questi ruderi ai rovi e alle serpi,
che facciano qui i loro nidi. Non saranno peggiori
di chi ci ha vissuto negli ultimi tempi.
Riattraversarono la corte, il fossato e, voltandosi a
guardare quel che restava del castello, il conte disse:
- Il tiranno ha distrutto con la sua gente anche se
stesso.
 
CAPITOLO 29.
INCONTRO NELLA LOCANDA.

In autunno inoltrato, ma prima che foreste e campagne
perdessero i loro colori e il cielo s'incupisse sulle
cime dei monti, un corteo elegante partiva dal Ricetto
alla volta di Zurigo. Lo precedeva in qualit di
guida Edgar, divenuto padre da pochi giorni di un bimbo
dagli occhi neri e la pelle ambrata. Seguiva il conte
Robert su uno splendido cavallo dal trotto morbido,
tale da non far soffrire la ferita del cavaliere, a fianco
del quale cavalcavano maestosi i due egiziani con
l'arco a tracolla e la faretra sulle spalle. Veniva subito
dopo una portantina montata su un mulo, in cui sedeva
Edburga con una cameriera. Chiudevano il corteo
alcuni uomini armati, anch'essi a cavallo.
Andavano quei signori alla dimora dei Manesse per
consolidare un'amicizia ormai di anni e conoscere di
persona gli ospiti del loro figliuolo. I Manesse erano
stati avvertiti per mezzo di un corriere, che avendo
fatto sosta alla locanda della signora Blum, aveva portato
anche l la notizia del loro passaggio.
Quando la cavalcata arriv in vista della locanda era
gi scesa la precoce notte d'autunno, e si procedette
al lume di fiaccole portate dai cavalieri egiziani. Con
grande sorpresa di tutti si videro altre fiaccole staccarsi
dalla locanda e avvicinarsi velocissime al corteo.
Insieme alle luci giungevano festose grida di saluto.
Edburga riconobbe la voce di suo figlio, sovrastata da
quella di Guilbert.
Mentre quest'ultimo salutava con deferenza i signori,
con effusione Edgar, con il quale aveva vissuto
l'ultima avventura al castello, Gerard baciava la mano
del padre, felice di vederlo di nuovo saldo in sella,
poi correva ad abbracciare la madre e, in un moto di
affetto, la prendeva tra le braccia e sollevandola dalla
portantina la poneva davanti a s sul suo Morin.
- Ma, Gerard, che cosa fai! - protestava la signora
senza cercare di nascondere la sua gioia per un'accoglienza
cos vivace.
Il giovane non rispose nulla perch gi galoppava a
briglia sciolta verso la locanda. Il corteo ne fu tutto
scompigliato: il conte, felice in cuor suo della festa fatta
dal figlio alla madre, dovette rassicurare gli egiziani
che quello non era un rapimento. Cos arriv alla
meta della prima tappa, preceduta da Gerard al galoppo
con la madre davanti a s, una portantina vuota,
seguita da un ammasso di cavalieri confusi ed esultanti.
La signora Blum non si scompose: aiut Edburga a
scendere dalla groppa del bravo Morin, con un leggero
inchino le baci la mano e la condusse in casa precedendo
tutti gli altri. Poi, chiesto il permesso, usc
per tenere la briglia al conte, che il suo occhio esperto
aveva individuato pur nel buio, e condusse anche
lui nella locanda al riparo dalla frescura della notte,
che gi cominciava a farsi sentire. Cerc con gli occhi
sua figlia e, non vedendola da nessuna parte, cap che
si era nascosta per celare la sua timidezza.
Davanti al camino in cui ardeva un bel fuoco era
stata imbandita una lunga tavola con particolare cura.
La signora Blum aveva tirato fuori dalla cassapanca del
suo corredo una tovaglia di lino ricamata a fiori lilla
che ben si accompagnavano a mazzetti di settembrini
sistemati ad arte qua e l. In bei piatti di peltro erano
disposti rotoli di salsicce affumicate e piramidi di rape
ancora calde della cenere sotto la quale erano state
cotte. Su tutto aleggiava il profumo del pane appena
estratto dal forno.
La signora Blum invit gli ospiti ad accomodarsi, riservando
il luogo centrale al conte e alla contessa. Di
sua iniziativa Guilbert vers birra per tutti, affett le
salsicce sul tagliere e le offr ai commensali iniziando
dalla contessa e dal conte. Gli ospiti facevano le loro
scelte e le ponevano nei piccoli piatti posti davanti a
ognuno. Tutto procedeva con ordine, mentre la padrona
di casa era sparita.
E Gretel ancora non si vedeva.
Si ud un affannato parlottio provenire dalla cucina.
Poi la porta si apr grazie alle braccia di Gerard, e
dietro un vassoio che le copriva il volto avanz la fanciulla
Gretel, nascosta da un'enorme oca arrostita circondata
da piccole cipolle autunnali.
Camminando alla cieca guidata dal giovane, giunse
dove sedeva la contessa, e a quel punto lui le tolse di
mano il vassoio. E comparve il bel visetto rosso oltre
misura.
Gerard prese per mano la sua innamorata e, mentre
lei s'inchinava davanti alla contessa, disse:
- Amato padre e amatissima madre, con il vostro
consenso vi presento la fanciulla che intendo sposare.
La mia fidanzata. E la tratteneva per la mano perch
non fuggisse.
Tutti poterono vedere il viso di Gretel risplendere
di gioia, mentre gli occhi ridevano felici. Li abbass a
terra pur restando sempre inchinata: Edburga la attir
a s e la baci sulle guance. Poi Gerard la spinse dove
sedeva suo padre. E lei s'inginocchi davanti al maestoso
signore.
Il conte si lev dal suo scanno, le prese una mano
nel gesto di rialzarla, e la baci in fronte.
La signora Blum sulla porta della cucina si asciugava
lacrime silenziose e nella commozione generale il
narratore si dimentic di dire come era farcita l'oca,
la bella forma brunita dal fuoco e inghirlandata di cipolle
arrostite. Ma quando Guilbert, assunto il ruolo
di scalco, ne aperse il corpo disossato, tutti poterono
aspirare, voluttuosamente, il grato profumo di salsiccia
misto a funghi di bosco.
 
CAPITOLO 30.
VERSO ZURIGO.

L'indomani, quando gi il sole riscaldava l'aria dei
monti, il corteo ripartiva per Zurigo, diretto a casa
Manesse dov'era atteso con trepida impazienza. Ad
esso si erano aggiunti Gerard e Guilbert dopo la breve
vacanza per l'incontro, e la presentazione della fidanzata.
Il commiato tra Gretel e Gerard era stato lungo, affettuoso,
ma assai pi discreto dei precedenti; ormai
promessi sposi, si salutarono in pubblico, nella cerchia
familiare, imbarazzati dalla solennit dell'avvenimento,
al quale forse non erano preparati. Ma Gerard
trov il modo di sussurrarle, stringendola in un tenero
abbraccio formale:
- Il prossimo giorno di festa verr a trovarti per dirti
quanto sono felice. Lo sei anche tu?
Lei fece cenno di si con la testa mentre lacrime di
gioia le offuscavano gli occhi.
Il solenne corteo part al passo con la portantina.
Madre e figlia rimasero sull'aia a salutare con la mano.
Ogni tanto un fuggevole riso illuminava il volto di
Gretel: quando Gerard, pensando di non essere visto
da nessuno, si voltava indietro per mandarle un bacio.
Naturalmente tutti se ne accorgevano ma non lo davano
a vedere. La cosa si ripet pi volte, e a un certo
punto il cavaliere distrattamente urt con il cavallo la portantina. Una cortina si scost e la bocca di Edburga
sorrise al figlio:
- Gerard, per favore, guarda avanti.
Il viso del ragazzo avvamp mentre si scusava con
la madre.
Il viaggio prosegu senza incidenti. A un tratto il
conte, che cavalcava in testa, fece cenno al figlio di
raggiungerlo:
- Gerard, - disse, - la tua innamorata mi ha fatto
una bellissima impressione. Ma sa chi sei tu e chi sono
io?
- Sa che io sono uno scrivano e vivr del mio lavoro.
Sa che voi siete mio padre. Devo chiedere scusa a
voi e a mia madre per avervi presentata quella che ho
scelto come sposa senza dirvi nulla prima. Sarete rimasti
sorpresi...
- Sorpresi? Non proprio! - rise il conte. - Sai, figlio
mio, le voci girano, e arrivano anche a grande
distanza. Tua madre ed io eravamo desiderosi di conoscere
Gretel. Debbo confessarti che abbiamo intrapreso
questo viaggio anche, o forse proprio, per conoscerla.
E ti assicuro che  cara a tua madre quanto
a me.
- Sapeste come sono felice delle parole che avete
detto e del vostro giudizio! Ora vado a ringraziare la
mamma -. E gi voltava il cavallo per raggiungere la
portantina. Ma il conte lo ferm:
- Aspetta. Avrai tutto il tempo per parlare con lei.
Adesso sono io che voglio dirti qualcosa. Tu e Gretel
siete molto giovani. Anche ammesso che vi sposiate
tra un anno o due... - Vedendo un'ombra addensarsi
negli occhi del figlio, si corresse: - Anche prima, se
volete. Molto giovani siete comunque entrambi. E la
vita  lunga. Non pensi che, quando verr a sapere che
invece di diventare la moglie di uno scrivano avrebbe
potuto essere una castellana, non rimpianger...
- No, padre. Scusate se vi interrompo. Ma io le ho
chiesto se le sarebbe piaciuto diventare una ricca signora,
nobile e potente, avere abiti di velluto, gioielli,cameriere... vivere in un castello. Lei mi ha risposto
di no.
- E tu? Quando sei venuto al Ricetto l'ultima volta
volevi rivendicare il tuo ruolo, terre e titolo, e non
hai approvato la mia decisione di consegnare a Mangolt
il sigillo di famiglia. Sei certo della tua rinuncia a
quanto ti spetterebbe di diritto?
- Ho riflettuto, padre, ho riflettuto a lungo. E forse,
anche per effetto della reazione di Gretel a quello
che le avevo prospettato non come realt, ma quasi come
fiaba, ho deciso che faccio bene a rinunciare seguendo
il vostro esempio.
A questo punto il conte porse al figlio un piccolo involto:
- Prendi, Gerard.  tuo.  quanto rimane del sigillo
feudale, del nostro diritto e del castello.
Il giovane svolse la pezzuola e, tenendone in mano
il contenuto, guard il padre stupito e interrogativo.
- Il castello non c' pi:  bruciato con quanti ancora
ci vivevano dopo la liberazione dei contadini e
dei servi. Non so chi abbia appiccato il fuoco, n se sia
stato voluto o accidentale. Non ne resta che un ammasso
di ruderi anneriti e di corpi bruciati. Tra questi
Edgar ha scoperto l'oggetto che hai in mano. Tra i
cadaveri carbonizzati doveva esserci anche Mangolt.
Gerard era rimasto senza parole, rigirando tra le dita
quel pezzo di metallo distorto in cui era ancora visibile
lo stemma di famiglia.
- Come vedi, - riprese il conte, - non c' pi nulla
da rivendicare. Chi ha commesso il crimine si  distrutto
nella sua stessa opera.
Il giovane lev gli occhi al volto di suo padre e disse
lentamente:
- Sapete, padre? Forse non avrete un figlio scrivano,
ma dipintore! Messer Manesse si  accorto che ho
capacit adatte a illustrare il grande codice di poesia
messo insieme da Johannes Hadlaub, e ha fatto venire
all'officina un vecchio maestro di miniatura. Ho gi
imparato a preparare la pergamena per accogliere le figure
e ora sto imparando a disegnare le immagini e a
stendere i colori. E sono molto felice!
A quelle parole di entusiasmo, il conte sent allargarsi
il cuore:
- Bravo, figliuolo! Sono molto contento di te. Corri
a dare la notizia a tua madre. Ma stai attento a non
rovesciare la portantina! - aggiunse preoccupato dalloscarto improvviso che Gerard aveva impresso al cavallo.

 CAPITOLO 31.
DAVANTI AL CAMINO.

- S, - diceva il vecchio Manesse seduto davanti al
camino acceso, - credo che abbiate fatto bene a rinunciare
fin dall'inizio ai vostri diritti. E non dico questo
perch sono di estrazione borghese... Ma ne sarebbe
derivata una guerra. Violenza genera sempre
violenza. Penso tuttavia che la rinuncia vi sia costata
molto.
- Non  stata immediata, - rispose il conte, seduto
con Hadlaub accanto al padrone di casa in ristretta cerchia
familiare. - La mia prima reazione fu ira e dolore.
Amavo molto mio padre, che era anzitutto un uomo
giusto. La giustizia  la prima virt per chi debba
amministrare un sia pur piccolo nucleo di persone.
Onesto e moderato, era preso a modello da coloro che
amano il buon governo. Ma era odiato da alcuni servi
che avevano scelto come loro capo Mangolt, gi allora
noto per le sue nefandezze. Avrebbero testimoniato
contro di me e sarei stato condannato al capestro.
Al dolore per l'assassinio di un padre molto amato si
aggiunse la necessit di fuggire, nascondermi nella foresta
come un ribaldo, essere considerato un bandito,
cambiare persino il mio nome.
- Vi chiedo scusa - lo interruppe il vecchio - di aver
rinnovato in voi questi ricordi.
- No, signore. Questi ricordi sono sempre presenti
nella mia mente. Per fortuna ho incontrato Edburga.
Abbiamo fuso nell'amore le nostre sventure. Pur essendo
pi giovane di me, era gi allora molto saggia,
forse avendo affinato nel dolore le doti del suo animo.
 merito suo l'avermi distolto da propositi di vendetta,
e anche dall'idea di riconquistare il mio posto nella
societ. Mi ha fatto capire, e non solo a me, come
si possa rinunciare a potere e ricchezza per la serenit
dell'animo e una modesta vita di affetti e tenerezza.
- E vostro figlio? - chiese con apprensione il vecchio.
- Accetta anche lui di rinunciare ai suoi diritti?
Bench il castello non ci sia pi, esistono sempre beni
da rivendicare.
- Ho gi iniziato la pratica per il riconoscimento dei
miei diritti sulle terre attinenti al feudo, dopo che la
testimonianza di molti, vecchi contadini e servitori gi
di mio padre, mi ha liberato da ogni accusa ristabilendo
la mia innocenza e il mio onore. La terra  l'unica
ricchezza per un feudatario che ha perso tutto. Un castello
non si ricostruisce, ma le propriet terriere sono
mie e di mio figlio: saranno coltivate da liberi contadini
secondo regole che studier insieme ad alcuni
giuristi che intendo contattare qui in citt. Credo che
mio figlio sar ricco e felice anche senza feudo.
Intervenne Hadlaub, che fino a quel momento aveva
seguito in silenzio la conversazione:
- S, signore. L'ho visto molto felice. Sprizza gioia
dagli occhi.
-  innamorato, e penso che abbia trovato la persona
giusta.
- Non  solo l'amore a dare quella luce ai suoi occhi, -
precis il poeta, - l'ho visto immerso nel suo
nuovo lavoro con tale passione che gli si legge in volto.
Diventer un grande miniatore.
- Mi volete spiegare, caro Hadlaub, che cosa  questo
nuovo lavoro che entusiasma tanto mio figlio? Mi
ha accennato qualcosa, poi  fuggito via su quel suo cavallino
con cui parla come se fosse un fratello.
Il poeta sorrise all'immagine evocata dall'affetto di
un padre, e si accinse a spiegare:
- Avete presente la decorazione delle grandi iniziali con motivi floreali o semplici linee arabesche, foglie
e fiori, sempre molto colorati di rosso, azzurro e anche
oro?
- Mio padre, uomo pio, aveva un messale che amava
molto, e teneva come cosa preziosa. In quello mi ha
mostrato una volta le iniziali di cui parlate. Mi avevano
colpito per l'eleganza delle linee, l'accuratezza e lo
splendore dei colori. Diceva che era stato composto da
monaci orientali che si erano stabiliti in una delle isole
attorno a Venezia.
-  possibile, perch i maestri della miniatura vengono
dall'Oriente. Ora immaginate un'intera pagina
cos dipinta, ma il cui centro  occupato da figure umane,
intorno alle quali si diramano decorazioni di foglie
e fiori, oppure oggetti come stemmi nobiliari, se il poeta
a cui  dedicata la pagina  herr, cio ha un titolo di
conte o duca, nel qual caso compaiono anche le
sue armi. Il centro della miniatura non  pi una lettera,
ma una persona, e spesso non  sola, ma accompagnata
da altre figure: accanto al cavaliere pu esserci
una dama, e con questa anche un'ancella, che magari
suona uno strumento, oppure dama e cavaliere giocano
agli scacchi, o si dilettano in altro modo. La pagina
diventa un vero dipinto che rappresenta scene della
vita di corte.
- Ma Gerard non ha mai conosciuto la vita di una
corte! Come sapete ne  stato privato per l'ingiustizia
da me subita.
- Questo  forse l'aspetto pi sorprendente della cosa,
quasi magico. Non avendola conosciuta nella realt,
nella sua opera la idealizza, la rende come in sogno. O
forse segue una memoria segreta, misteriosa, che non
viene da un ricordo, ma piuttosto da una specie di nostalgia
per un mondo perduto. O semplicemente dalla
nobilt di nascita.
Il vecchio Manesse annuiva compiaciuto e un lieve
sorriso increspava il volto rugoso.
- Nel suo lavoro non  solo, ma aiutato da due apprendisti, -
continu Hadlaub, - e tutti seguono l'insegnamento
del maestro nell'imparare e perfezionare
le tecniche del disegno, del movimento, la preparazione
dei colori, il modo di usarli. Vostro figlio  certamente
il pi bravo. Ma vedrete voi stesso.

 CAPITOLO 32.
NELL'OFFICINA DI MESSER MANESSE.

- Prego, venite con me.
E condusse i due signori in fondo al salone dell'officina,
dove Gerard sedeva al suo scrittoio inclinato tutto
assorto tra penne e pennellini. Lavorava un po' discosto
dagli altri per non essere disturbato dal loro parlottio.
Che si spense con l'ingresso dei tre visitatori.
- Non vuole avere nessuno vicino, - spiegava il giovane
poeta, - forse  un po' geloso della sua arte. E ha
ragione, perch gli altri apprendisti miniatori sono ancora
alle tecniche elementari, come la preparazione
della pergamena, che per il disegno delle figure e la stesura
del colore  molto importante. Lui  gi a un livello
molto pi avanzato, come la coloritura dei volti
e delle vesti.
Si erano avvicinati silenziosi ed erano giunti alle
spalle del ragazzo senza che se ne accorgesse. Poterono
vedere come intingeva un sottile pennellino in un
vasetto di rosso carminio, appena appena, solo con la
punta, lo liberava dal colore in eccesso e lo passava delicatamente
sulla guancia di un viso color bianco avorio.
Con il medesimo pennellino subito sfumava il colore,
poi con uno asciutto distendeva la sfumatura.
Gerard, deposti gli strumenti, raddrizz il busto e
osserv la figura che era quasi finita. Mancava solo
l'oro dei riccioli del giovane cavaliere che, sdraiato ai
piedi della dama, guardava compiaciuto il suo falco
nell'atto di mangiare il cuore sanguinante che gli porgeva.
A quel punto il padre non resistette e gli pose affettuosamente
una mano sulla spalla. Il giovane sent
il tocco paterno e si volse sorridendo.
- Bravo Gerard! Sei contento della tua opera? -
Era Hadlaub che parlava, perch il conte aveva la voce
impedita dalla commozione.
- S, signore. Mi pare ben riuscita... - Poi, vedendo
che non c'era nessuno degli altri miniatori che potesse
udire, continu: - Vedete questo carminio? L'ho
ottenuto dai petali di rose canine, molto abbondanti
in primavera, e non costano nulla. Ne ho raccolte tante
con l'aiuto di Guilbert e le ho fatte seccare al buio,
perch cos non perdono il colore. Poi le ho pestate nel
mortaio.
- Come fate a passare dalla polvere al colore liquido
? - chiese messer Manesse che, pur essendo esperto
di miniature, non ne conosceva tutti i segreti.
- Prendo una piccola quantit di polvere e la sciolgo
in cera liquefatta. Purtroppo il colore dev'essere
usato in fretta, perch la cera raffreddandosi si rapprende.
Ecco, vedete? Il colore si  gi solidificato nel
vasetto e ora devo riscaldarlo sulla fiamma della candela -.
Allora tutti si avvidero che sullo scrittoio c'era
un lumino sempre acceso.
E mentre il giovane teneva il vasetto del colore su
quel lumino, i tre signori si allontanarono in silenzio,
per non interromperlo nel suo lavoro. Hadlaub fece
cenno ai suoi ospiti di seguirlo, e li condusse in uno
studiolo in fondo al salone dell'officina.
- Vi mostrer qualcosa di sorprendente, - sussurr.
E apr un cofanetto che stava su un tavolo. Ne
estrasse un rotolo di pergamena e lo distese sul piano:
rappresentava un cavaliere seduto, immerso in pensieri
tristi. Mentre il conte e messer Manesse osservavano
il volto giovane e tondo incorniciato da riccioli
dorati, il drappeggio della veste che rivelava la posizione
delle gambe mediante un attento studio della coloritura,
che s'infittiva nelle pieghe e si schiariva nelle
parti illuminate, Hadlaub recitava alcuni versi del
poeta ritratto:
- Da solo mi son fatto questo male I perch amo
colei che mi respinge.
- Che versi tristi! - comment il conte.
- Sono i rischi dell'amore... - rispose Hadlaub.
Poi, mostrando altre due miniature, una delle qualirappresentava dama e cavaliere che si davano la mano
davanti all'esile tronco di un rosaio:
- Vedete? - disse, - qui l'amore ha avuto esito felice:
Spesso mi pare di levarmi in volo / alto sul mondo
e tutto mi appartenga. E ancor pi fortunato appare
in questo, dove gli innamorati sono forse nell'atto di
abbracciarsi: L'estate ha mandato il maggio I suo lieto
messaggero / a riempire di gioia i cuori amanti.
Il cavaliere appariva sdraiato in grembo alla dama
seduta, la quale si distingueva perch il volto roseo e
giovane, come quello dell'uomo, era circondato da lunghi
riccioli biondi, e si ripiegava sul volto di lui in atto
intensamente amoroso.
In tutte e tre le miniature gli spazi vuoti erano riempiti
di tralci di fiore, forse grandi rose rosse. Neppure
Rudiger Manesse le aveva mai viste e il suo stupore
si un a quello del conte. Tacevano entrambi in muta
ammirazione. Infine il padrone di casa, che di miniature
aveva una certa esperienza, esclam:
- Non ho mai visto niente di cos bello! Conoscevo
il gusto raffinato del giovane Gerard, ma che a questo
sapesse unire un'accurata osservazione della realt,
come dimostrano i drappeggi che sottolineano la posizione
del corpo e il movimento...  una scoperta che
mi riempie di meraviglia. Che ne dite, conte Robert?
L'interpellato si riscosse dalla commozione che gli
aveva tolto la parola e mormor:
- Non sapevo che con penna e pennellini si potesse
creare tanta bellezza, e soprattutto non immaginavo
che potesse farlo mio figlio, il mio ragazzo! La sua
arte vale bene un castello!

 CAPITOLO 33.
GERARD, IL MINIATORE.

Poich il sole aveva gi raggiunto il punto pi alto
del suo umile percorso ottobrino e riscaldava un poco
l'aria, i tre signori lasciarono lo studiolo e, attraversando
l'officina deserta, uscirono all'aperto. Nello
spiazzo antistante videro gli scrivani passeggiare
chiacchierando e divorando la loro colazione. Il conte
cerc con lo sguardo suo figlio: ma non c'era. Proseguirono
verso il giardino dove sapevano che avrebbero
trovato la piccola Nontiscordar con la sua mamma
e altre donne. Se ne udivano gi i gridolini di gioia.
La videro infatti insieme alla nutrice, occupatissima
a rincorrere le grandi farfalle che svolavano tra gli ultimi
fiori. Quando scorse il padre gli corse incontro e
si precipit tra le sue braccia che gi si aprivano per
stringerla al petto.
- Papapa... - balbett la piccola giocando con i ricci
biondi dell'uomo.
Il conte, osservando commosso quella piccola scena
familiare, si accorse che il volto e i riccioli biondi del
poeta erano quelli delle miniature che gli erano state
mostrate. Cap che Hadlaub era il modello maschile a
cui s'ispirava suo figlio.
- Dov' Gerard? - chiese guardandosi attorno.
- Credevo che lo avrei trovato qui, dal momento che
non era con gli altri scrivani.
Ma nessuno lo aveva visto. N alcuno se ne preoccup,
almeno tra quelli di casa, che erano abituati a
sparizioni repentine. Il padre rimase un po' deluso:
non poteva contenere la gioia provata alla scoperta della
sua abilit.
Comparve in quel momento Edburga con Lisi: approfittavano
della giornata serena per fare una passeggiata
nel parco. Il piccolo gruppo si sedette su panche
di legno disposte per le sieste estive.
Mentre tutti conversavano piacevolmente, e il conte
informava la moglie degli incredibili progressi del
figlio nell'arte della miniatura, finalmente comparve
Gerard: recava tra le braccia un fascio di erbe e fiori
selvatici. Salut i presenti con un inchino circolare accompagnato
da un gaio sorriso e sedette su una delle
panche. La bimba, scesa dalle ginocchia del padre, si
avvicin curiosa a quel mucchio di verzura toccandolo
timidamente.
Poich tutti lo guardavano in silenzio, chiedendosi
che cosa fosse quel bottino che il giovane stringeva tra
le braccia, lietamente spieg:
- Ho approfittato di quest'ora di sole e ozio per recarmi
su un pianoro roccioso in mezzo al bosco. A raccogliere
questi, - e accenn al suo bottino. - Ho fatto
una rapida corsa a cavallo e ora Morin  gi sistemato
nella scuderia.
- Ma che cos' quella roba? - chiese Edburga con
sincera curiosit.
- Sono erbe e fiori che crescono tra le rocce. Gli ultimi
fiori d'autunno. E bacche, di rose e pruni, preziose,
soprattutto le bacche dei pruni, per farne colori.
Vedete questa? - E mostrava una piccola bacca rotonda
di un colore blu intenso. -  immangiabile perch
molto aspra, ma d un colore bellissimo e raro, un
viola senza uguali.
Poi estrasse dal mucchio un ramo secco e spinoso,
a cui erano attaccati alcuni frutti scuri, quasi neri. Ne
tolse uno tra gli aculei e lo mostr in giro:
- E una mora di rovo, bella matura, buona anche da
mangiare. Ve la farei assaggiare ma non voglio sprecarla.
Per cogliere questi frutti mi sono ferito le mani...
-  vero, - esclam la madre sollecita. - Hai le dita
insanguinate...
La piccola Nontiscordar vide una goccia di sangue
sulla bianca mano del giovane, si mise un ditino in bocca
e con la saliva cancell la macchia. Tutti risero a
quell'ingenuo soccorso, e mentre Lisi la sollevava tra
le braccia, Gerard si alz sempre tenendo stretto il suo
fascio d'erbe e disse:
- Chiedo licenza a tutti voi, signori, e in particolare
a messer Manesse. Questo pomeriggio sar assente.
Prometto che sar di ritorno prima di notte. Vi saluto
e vi abbraccio con il cuore poich, come vedete,
ho le mani impedite -. E con viso ridente si allontan,
inseguito dalla voce ironica di Guilbert:
- Stai attento a non smarrirti tra i rovi!
Cui rispose, gi lontano, Gerard:
- Non ti preoccupare, Guilbert, senza la tua guida
non mi perdo mai!
Tutti guardarono Guilbert per avere spiegazioni di
quelle parole strane. E il cacciatore rispose con fare
sornione:
- Nessuna ansia, signori. Su quella strada non si perde
di sicuro: la conosce molto bene. Ma anche se la distanza
 breve, non sono cos sicuro che possa mantenere
la promessa. La meta  un tondo visetto dalle gote
rosate, due graziose manine bianche che cureranno
i graffi delle spine come fossero ferite di spada, e lo
incateneranno, credo, per tutta la vita. Ma domani
sar qui, nella sua camera, a schiacciare il sugo delle
bacche finch son fresche, per trarne quel colore prezioso
che rende inimitabili i drappeggi delle sue miniature.
Che volete? A un artista si deve molto perdonare!
...
.
...
FINE.
...
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...
NOTA STORICA.
...
Tra le molte miniature del codice Manesse (Palatinus Germanicus 848), una per ogni autore presente nella raccolta, appare al primo sguardo l'opera di miniatori diversi, tutti anonimi. Un nucleo abbastanza consistente si distingue per le caratteristiche citate nel romanzo e rivela la presenza di un vero artista. A questo ignoto pittore medievale  dedicata la mia storia.
...
NOTA BIBLIOGRAFICA.
...
I versi citati sono, nell'ordine: 1) di Graf Rudolf von Fenis-Neuenburg; 2) di Bernger von Horheim; 3) di Konrad von Altstetten.
...
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...
FINE.